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Iniziative centenario
Testamento spirituale

La formazione
La scelta vocazionale
Gli anni dal 1931 al 1943
Gli anni dal 1943 al 1952
La stagione del Concilio
Gli anni dal 1965 al 1976
Gli ultimi anni
Profilo spirituale I
Profilo spirituale II
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3 - Gli anni dal 1931 al 1943
Alla guida dei giovani dell’Azione Cattolica ambrosiana
Per Lazzati il 1931 fu importante anche sotto altri aspetti. Ricordiamo, in particolare, l’inizio del servizio di leva presso la Scuola Allievi Ufficiali Alpini di Milano e l’avvio di una nuova militanza associativa.
Su insistenza di don Ettore Pozzoni, suo catechista nella “Santo Stanislao”, accettò, infatti, di aderire alla Federazione milanese della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC), dove fu subito invitato a occuparsi degli Studenti. Era l’inizio di un’esperienza che sarebbe divenuta viepiù intensa e coinvolgente. Nella primavera del 1934, dopo l’ottima prova sin lì fornita, il ventitreenne Lazzati venne nominato dall’arcivescovo, card. Ildefonso Schuster, presidente diocesano dei giovani cattolici. L’incarico gli permise, fra l’altro, di stabilire una consuetudine di rapporti filiali con il presule.
Nella GIAC di Lazzati spiritualità e formazione erano finalizzate all’apostolato: il giovane socio doveva essere un apostolo militante per la diffusione del Vangelo e dei suoi valori in ogni ambiente. Simile impegno poteva però essere assolto solo se sostenuto da preghiera assidua (meditazione quotidiana, sacramenti, adorazione eucaristica, Esercizi spirituali), coltivazione delle virtù cristiane (innanzitutto la purezza), preparazione religiosa e culturale, confidenza con un bravo direttore spirituale. La dottrina della grazia, con l’insondabile e affascinante mistero della partecipazione alla vita divina, costituiva lo sfondo teologico costantemente richiamato dal presidente Lazzati. Il servizio da lui offerto alla Gioventù Cattolica, definito “eroico” da un testimone diretto (mons. Piero Zerbi), gli permise di approfondire l’intuizione, sulla quale avrebbe continuamente riflettuto, della responsabilità dei laici nella Chiesa e nelle realtà quotidiane. Leader indiscusso e amato per le sue doti di spirito, di mente, di cuore, Lazzati continuò a dare il meglio di sé per l’associazione sino all’estate del 1943. Dopo l’8 settembre di quell’anno, come vedremo, dovette forzatamente separarsi dai “suoi” giovani.
Fondazione di un nuovo Sodalizio laicale e impegno per il futuro del Paese
L’adesione ai Missionari della Regalità s’interruppe nel 1938. Con il passare del tempo, Lazzati si era convinto dei limiti di una consacrazione laicale finalizzata al diretto sostegno di alcune opere. Dopo attenta riflessione e non senza motivo di sofferenza, nel giugno di quell’anno egli rassegnò le dimissioni dal Sodalizio. Lo seguì un gruppetto di amici, impegnati con lui in Azione Cattolica. A quel punto, sempre persuaso di mantenere fede al celibato per il Regno, incominciò una fase di ricerca in merito al da farsi, incontrando il paterno sostegno e incoraggiamento del card. Schuster. Già nella seconda metà del 1938 Lazzati andò maturando la decisione di dare vita a un nuovo Sodalizio. Denominato “Milites Christi”, mosse i primi passi l’anno successivo. Su indicazione dell’arcivescovo, esso venne inquadrato come quarta famiglia della Congregazione degli Oblati di San Carlo. Prendeva così vita in diocesi un’altra esperienza di laici votati alla sequela radicale del Vangelo sulle strade del mondo.
Dinanzi al tragico evento della seconda guerra mondiale e al sempre più evidente declino del regime fascista, Lazzati, come altri cattolici pensosi, non tardò a rendersi conto della necessità di avviare momenti di riflessione sul futuro del Paese. A tale proposito, aderì di buon grado al gruppo di studio, principalmente animato da colleghi dell’Università Cattolica, che fra il 1941 e la primavera del 1943 si riunì ogni settimana in casa del professor Umberto Padovani. Fra i partecipanti figuravano giovani intellettuali come Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Giorgio La Pira, Antonio Amorth, Gustavo Bontadini, Sofia Vanni Rovighi, don Carlo Colombo. Impulso agli incontri venne anche dai celebri radiomessaggi natalizi di Pio XII, i quali, nella sempre più drammatica congiuntura bellica, incitavano a un nuovo ordine mondiale, fondato sul rispetto della persona, la giustizia, la pace fra i popoli.
Nell’infuriare della guerra, gli eventi andavano susseguendosi precipitosamente. Dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943) e la costituzione del governo Badoglio, che si premurò di stipulare un armistizio (8 settembre ’43) con gli anglo-americani sbarcati nelle regioni del Sud, la penisola, in breve volgere di tempo, risultò spaccata in due: il Meridione in mano al governo regio e alle forze Alleate di liberazione, il Centro-Nord ai nazi-fascisti. In una situazione di sbando totale anche dell’esercito, Mussolini, per volontà dei tedeschi, si ripresentava sulla scena, a capo della neonata Repubblica Sociale Italiana, con sede a Salò (Brescia). Intanto, aveva preso avvio la lotta partigiana e, con il trascorrere dei mesi, si assistette a una recrudescenza dei bombardamenti sulle città dell’Italia centro-settentrionale. |