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Iniziative centenario
Testamento spirituale

La formazione
La scelta vocazionale
Gli anni dal 1931 al 1943
Gli anni dal 1943 al 1952
La stagione del Concilio
Gli anni dal 1965 al 1976
Gli ultimi anni
Profilo spirituale I
Profilo spirituale II
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4 - Gli anni dal 1943 al 1952
Gli anni del Lager
Richiamato sotto le armi nel luglio 1943, Lazzati si trovò nel vortice incontrollabile di tali eventi. Ecco come egli stesso ricordava i momenti di una decisione irrevocabile, che, alla stregua di molti altri commilitoni, lo avrebbe esposto a patimenti e umiliazioni indicibili: “Il mattino del 9 settembre del 1943, agli ufficiali radunati in Merano nella caserma 5° Alpini, un ufficiale chiedeva ad uno per uno, se sceglievano di essere fedeli al giuramento di fedeltà fatto al regio Esercito oppure aderire alle ricostituende formazioni fasciste. Il sì della scelta a suo tempo compiuta volle essere grido di libertà: e, per noi, caricati sui camion cominciò la deportazione di Lager in Lager”.
Lazzati rimase nei campi di concentramento tedeschi dal settembre 1943 all’agosto 1945. Iniziò la sua via crucis nella ex fortezza polacca di Deblin-Irena, passando poi in altri Lager. Visse l’esperienza dell’uomo condotto ai limiti della propria umanità, tenuto prolungatamente sul fragile e indefinito confine di vita e morte, senza umana prospettiva di uscirne. Quello che egli fece per sostenere i compagni di sventura in quelle terribili condizioni ha del prodigioso. Promosse momenti di preghiera e incontri su temi religiosi, giungendo persino a dettare un corso di Esercizi spirituali; partecipò a dibattiti etico-politici riguardanti il vagheggiato progetto di un sistema democratico nazionale; animò riflessioni sui problemi educativi; scrisse vari opuscoli destinati ai giovani di Azione Cattolica; svolse un vero e proprio ruolo di guida spirituale verso parecchi internati. Questo intenso lavoro, a un certo punto, gli procurò l’accusa di sobillatore, con inevitabili provvedimenti restrittivi.
Il Lager fu per Lazzati tempo di desolazione, ma anche tempo di grazia, di purificazione e di prova della fede personale, di colloquio intimo e sofferto con Dio, di dialogo intenso con i compagni di altri orientamenti religiosi e politici, pensando fiduciosamente alla ricostruzione morale, culturale, socio-politica, istituzionale del dopoguerra. A un certo punto della prigionia, egli, a seguito d’interessamento da parte di padre Gemelli, avrebbe avuto la possibilità di rientrare in patria: la rifiutò eroicamente, per condividere sino in fondo la sorte dei compagni di sventura.
Nella lunga prigionia pensava di continuo anche ai suoi “Milites”. A loro destinò alcune lettere di alto profilo spirituale, rese note al ritorno dalla Germania e, più tardi (1976), pubblicate nel volume Il Regno di Dio è in mezzo a voi. (Vol.1° 1943-1952).
Politica, diaconie ecclesiali, presidenza dell’Istituto Secolare
Lazzati rientrò a Milano il 31 agosto 1945. Scampato alla dura prova, pensava di potere riprendere senza distrazioni gli impegni precedenti la deportazione: gli studi patristico-letterari, la guida della GIAC, la direzione del Sodalizio. Ma la Provvidenza stava predisponendo per lui nuove responsabilità. Dietro l’invito rivoltogli dall’amico Giuseppe Dossetti a considerare l’opportunità, date le circostanze eccezionali, di dedicarsi alla politica attiva, egli, dopo attenta riflessione e consultazione dello stesso card. Schuster, decise di rendersi disponibile. L’esperienza, incominciata nel 1946 (consigliere al Comune di Milano, deputato all’Assemblea Costituente, membro del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, co-promotore di “Civitas humana” -associazione di cultura politica del gruppo dossettiano-), proseguì con l’elezione al Parlamento nel 1948, concludendosi nel 1953, al termine del mandato di legislatura.
Durante il periodo di vita parlamentare Lazzati alloggiava a Roma con altri colleghi presso la casa delle sorelle Portoghesi. Il ricordo di Giuseppe Dossetti su quel periodo di coabitazione mette in luce la tensione spirituale dell’amico: “Nei non pochi anni in cui Lazzati ed io abitavamo insieme a Roma, occupavamo due stanze attigue, divise da un sottile tavolato. Inevitabilmente si avvertivano i reciproci ritmi di vita. Lazzati non ha mai lasciato la sua preghiera, più volte al giorno, anche nei giorni più travagliati della vita politica e parlamentare: sempre adempiendola non con scrupolo, ma con signorile riservatezza e amorosa fedeltà”.
Nonostante l’impegno parlamentare, egli si sentì, come ebbe modo di dire, un “politico suo malgrado”. Aveva un’alta concezione e stima della politica, ma la sua vocazione profonda era un’altra: quella di studioso e di educatore di coscienze cristiane. Come educatore, si distinse anche nell’immediata fase post-bellica, animando i “Gruppi Servire”, un’emanazione di “Civitas humana”, per la formazione politico-culturale dei giovani. Di quel periodo merita d’essere segnalata la sua partecipazione a un’importante Commissione di studio dell’Università Cattolica per la riforma della scuola italiana (1945-’46); sono altresì degne di nota alcune riflessioni sull’educazione sociale e democratica delle nuove generazioni, in occasione di convegni di associazioni cattoliche degli insegnanti.
Nel frenetico succedersi degli impegni politici, a Lazzati non mancarono però responsabilità ecclesiali. Ricordiamo, fra le altre: la partecipazione alle Missioni religioso-sociali (aprile 1947- marzo 1948), che, sotto l’egida dell’Azione Cattolica nazionale, intendevano promuovere, soprattutto fra le popolazioni del Meridione, una rinnovata coscienza spirituale e civile; la presenza nel Consiglio di direzione e di amministrazione dell’“Ambrosianeum”, uno studio teologico per laici sorto a Milano nel 1948.
Al vertice della dedizione di Lazzati stava poi la presidenza dei “Milites Christi”. Dopo la guerra, il Sodalizio conobbe un’incoraggiante crescita numerica. La maggior parte delle vocazioni proveniva dalle file dell’Azione Cattolica. Importante per questa forma di consacrazione laicale fu la Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia (2 febbraio 1947) di Pio XII, che conferiva ad essa un inquadramento canonico sotto il titolo di Istituti Secolari. Con il “Motu proprio” Primo feliciter (12 marzo 1948), il Papa forniva alcune importanti precisazioni circa la nozione di “secolarità”, come “ragione d’essere” di tali Istituti. L’atto di erezione ufficiale dei “Milites Christi” nella diocesi di Milano (1° maggio 1952) venne promulgato dal card. Schuster. A distanza di circa dieci anni (27 ottobre 1963), l’Istituto, come suggello della buona prova di sé mostrata nel frattempo, riceveva il decreto di lode e il conseguente riconoscimento di diritto pontificio.
Nel 1952, l’acquisizione dell’antico Eremo di San Salvatore sopra Erba (Como), destinato a essere sede delle attività formativo-spirituali dei “Milites”, rappresentò per loro un evento di particolare rilievo. L’edificio, debitamente ristrutturato, consentì anche l’avvio di Corsi vocazionali, un’iniziativa condotta insieme con la GIAC milanese, che sin dall’inizio vide Lazzati come protagonista. A questo servizio per il discernimento giovanile egli rimase costantemente affezionato. |