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Iniziative centenario

Testamento spirituale

La formazione

La scelta vocazionale

Gli anni dal 1931 al 1943

Gli anni dal 1943 al 1952

La stagione del Concilio

Gli anni dal 1965 al 1976

Gli ultimi anni

Profilo spirituale I

Profilo spirituale II

5 - La stagione del Concilio

Incontro e collaborazioni con l’arcivescovo Montini

Il ritorno a Milano dopo l’“avventura” politica romana permise a Lazzati di riprendere gli amati studi e l’insegnamento universitario. Vincitore di concorso nel 1958, poteva finalmente coronare il sogno del conseguimento della cattedra di Letteratura cristiana antica. L’anno successivo veniva chiamato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia a professare questa disciplina in Università Cattolica.
Ma nemmeno dopo essersi sottratto all’impegno politico, Lazzati poté dedicarsi con calma all’attività accademica. Il nuovo arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini, entrato in diocesi il 6 gennaio 1955, si premurò ben presto di affidargli alcune importanti diaconie ecclesiali. Ricordiamo le principali: 1955, presidenza cittadina dei Laureati Cattolici, estesa, l’anno seguente, su scala diocesana; 1957, incarico per rilanciare l’Istituto Sociale Ambrosiano, nato nel 1950, con lo scopo di promuovere attività di formazione socio-politica; ancora nel ’57, coinvolgimento diretto nella grande Missione cittadina, nonché avvio e, di seguito, presidenza di un Collegio per studenti d’Oltremare; 1961-’64, direzione del quotidiano cattolico ambrosiano “L’Italia”, coincisa con una stagione innovativa della politica nazionale (nascita dei governi di Centro-sinistra) e di grande speranza per la Chiesa (Concilio Ecumenico Vaticano II: 1962-’65). La direzione del giornale risultò oltremodo gravosa per Lazzati. Gli furono, se non altro, di conforto i settimanali incontri del sabato con l’arcivescovo, nel corso dei quali le due personalità approfondirono la reciproca conoscenza, alimentando la vicendevole stima. L’ascesa di Montini al soglio pontificio (giugno 1963), assumendo il nome di Paolo VI, fu salutata con grande gioia da Lazzati, convinto che si trattasse dell’uomo giusto per condurre a compimento l’evento conciliare voluto da Giovanni XXIII.

La stagione del Concilio

Già durante gli anni Cinquanta il problema di una crescita del laicato in pienezza di “maturità” costituì motivo costante di riflessione e d’impegno per il Professore. Egli era persuaso del fatto che l’intera missione ecclesiale e la stessa società non avrebbero tratto giovamento dalla persistenza, nella generalità dei laici cristiani, di un’inadeguata consapevolezza circa la loro specifica vocazione ad essere protagonisti responsabili nelle realtà secolari (studio, lavoro, attività sociali, politica ecc.). In un volumetto del 1962, Maturità del laicato, raccolse le principali riflessioni sin lì svolte sull’argomento.
Dinanzi alle Costituzioni (Lumen gentium, Gaudium et spes) e ai Decreti conciliari (Apostolicam actuositatem), che, nel quadro di una rinnovata ecclesiologia, tracciavano con contorni netti ruolo e compiti laicali entro la missione della Chiesa nel mondo, Lazzati si rese subito conto di un’esigenza: per attuare il Concilio, occorreva conoscerne innanzitutto i documenti elaborati. A tale proposito egli si applicò senza risparmio in una vera e propria opera di “catechesi conciliare”, con particolare riguardo per gli aspetti ecclesiologici, che lo sollecitavano ad approfondire il tema, a lui sommamente caro, dell’identità e della funzione del laico nella Chiesa e nel mondo. Il commento al celebre passo del n. 31 della Lumen gentium: “Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio”, diventò un suo autentico cavallo di battaglia, che lo vide intervenire anche con importanti contributi scritti. Ad essi affiancò un’assidua attività di carattere divulgativo: quanti gruppi giovanili, parrocchie, associazioni hanno potuto beneficiare della parola lucida e intensa del Professore intorno alle questioni evocate dalla citazione!
Lazzati fu un cantore appassionato come pochi del Concilio. Coglieva in quell’evento il soffio autentico dello Spirito, che invitava l’intera Chiesa a un profondo rinnovamento e, all’interno di essa, la componente laicale ad assumere consapevolezza piena delle proprie responsabilità storico-vocazionali.
Va considerata in questa luce anche la sua disponibilità ad accettare, per il triennio 1964-’67, l’incarico di presidente della Giunta diocesana di Azione Cattolica conferitogli dall’arcivescovo Giovanni Colombo, successore di Montini a Milano. Era, fra l’altro, un’ulteriore conferma della stima da lui goduta ai vertici della diocesi ambrosiana.

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