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Iniziative centenario
Testamento spirituale

La formazione
La scelta vocazionale
Gli anni dal 1931 al 1943
Gli anni dal 1943 al 1952
La stagione del Concilio
Gli anni dal 1965 al 1976
Gli ultimi anni
Profilo spirituale I
Profilo spirituale II
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7 - Gli ultimi anni
Nel 1983, concluso il quindicennale mandato rettorale, Lazzati volle dedicarsi a un’organica sistemazione del proprio pensiero circa identità e missione dei fedeli laici. Videro così la luce tre volumetti in rapida sequenza: La città dell’uomo. Costruire, da cristiani, la città dell’uomo a misura d’uomo (1984); Laicità e impegno cristiano nelle realtà temporali (1985); Per una nuova maturità del laicato. Il fedele laico attivo e responsabile nella Chiesa e nel mondo (1986).
La salute però, da qualche tempo, stava vacillando. Nei primi mesi del 1984 gli venne diagnosticato un tumore intestinale. Sottoposto a intervento chirurgico, incominciò la spossante trafila fra ricoveri in ospedale e terapie. Prima di arrendersi al male incurabile, Lazzati ebbe sufficienti energie per condurre a compimento un progetto coltivato da tempo. Dinanzi alla situazione della Chiesa, della società e della politica italiana di metà anni Ottanta, contraddistinta, fra l’altro, da sempre più forti cambiamenti socio-culturali e dall’irreversibile declino della Democrazia Cristiana, egli si era convinto della necessità di predisporre un “servizio” culturale e formativo per aiutare i laici a crescere nella capacità, intrinseca, del resto, alla loro vocazione, di “pensare politicamente”. La sua proposta, raccolta da un gruppo di autorevoli amici, portò alla nascita, nel dicembre 1985, dell’Associazione “Città dell’uomo”. Di essa fece però in tempo a vedere muovere solo i primi passi.
Il 18 maggio 1986, alba di Pentecoste, Giuseppe Lazzati, che nei giorni precedenti l’agonia aveva ricevuto l’omaggio riconoscente di personalità ecclesiali e civili, chiudeva gli occhi alla luce di questo mondo per riaprirli nell’abbagliante fulgore della Città celeste, dove lo attendeva il Signore della sua vita. All’omelia dei funerali nella basilica di Sant’Ambrogio, il card. Carlo Maria Martini tesseva l’elogio di questo laico cristiano “fedele” e “libero”, fornito di uno “straordinario” carisma di “educatore di coscienze giovanili”.
Nel settembre 1988 la salma venne traslata presso l’Eremo di San Salvatore sopra Erba. A cinque anni di distanza dalla morte, il 18 maggio 1991, la Chiesa di Milano avviò il processo di canonizzazione, conclusosi, per la parte di competenza diocesana, il 14 maggio 1996 con una solenne cerimonia in Sant’Ambrogio, presieduta dal card. Martini. Per la circostanza il presule disse, fra l’altro: “Lazzati ci appare in modo vero un uomo […] bruciato interiormente dal desiderio di corrispondere alla chiamata di Dio, di attuare in sé e nel mondo la verità del Vangelo. In lui il Vangelo di Gesù ha assunto il volto dell’uomo contemporaneo”.
Nel Testamento spirituale del Professore, indirizzato ai membri dell’Istituto Secolare “Cristo Re”, ma ricco di sottolineature e inviti validi per ogni cristiano, si legge la seguente dichiarazione, rivelatrice d’intenso spirito ecclesiale:
“Amate la Chiesa, mistero di salvezza del mondo […]. Amatela come vostra Madre, con un amore che è fatto di rispetto e di dedizione, di tenerezza e di operosità.
Non vi accada mai di sentirla estranea e di sentirvi a lei estranei; per lei vi sia dolce lavorare e, se necessario, soffrire. Che se in essa doveste a motivo di essa soffrire, ricordatevi che vi è Madre; sappiate per essa piangere e tacere”.
Sopra la tomba all’Eremo di San Salvatore campeggia questa scritta, sintesi di un ideale di vita:
“Il cristiano è nel tempo rivelazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
In tutto il corso della sua esistenza Giuseppe Lazzati, da fedele laico, fu testimone del mistero del Dio trinitario, compromessosi, per amore, con la storia dell’uomo di ogni epoca e condizione.
La causa di canonizzazione del Servo di Dio segue ora il previsto iter presso la competente Congregazione ecclesiastica romana. |