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Iniziative centenario

Testamento spirituale

La formazione

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Gli anni dal 1931 al 1943

Gli anni dal 1943 al 1952

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Testamento spirituale di Giuseppe Lazzati

Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Amen.

Fratelli carissimi, quando leggerete queste righe io sarò passato all’altra riva. Ad esse affido perciò i sentimenti che, pensando all’ultima mia ora da me volentieri accettata nel tempo e nel modo che al Signore piacerà di fissare, vorrei in essa comunicare a voi tutti.

Il primo è un sentimento di profonda, sincera, sentita riconoscenza a Dio per tutti i doni di cui mi è stato largo nella sua infinita bontà, non ultimo quello di avermi chiamato all’Istituto e concesso di vivere in esso tanti anni donando per esso parte delle mie povere forze. Vi chiedo di ringraziarlo con me e per me. Naturalmente il pensiero di tanta bontà usatami dal Signore mi fa subito vedere, per contrasto, la grande misura della mia pochezza e della grettezza con cui ho risposto all’Amore. Confido nel misericordioso perdono di Lui e a voi tutti, per la parte in cui la mia mancanza di corrispondenza all’Amore ha potuto scandalizzarvi e comunque nuocervi, domando perdono, mentre chiedo che mi aiutiate, pregando, a purificarmi da tutto ciò che possa ritardarmi la visione del Padre nell’abbraccio di Cristo e nella piena effusione dello Spirito Santo. Ma dopo che a Dio, a voi debbo un vivo grazie e per diversi motivi: per gli esempi di virtù che mi avete dato, per la fiducia che in tanti anni mi avete accordata, per la pazienza con la quale avete sopportato le mie manchevolezze e il mio temperamento.

Il secondo sentimento è di sicurezza che l’Istituto ha un posto di particolare valore e responsabilità nella Chiesa in forza dell’ideale che esso vuole incarnare, ideale così consono allo spirito e alle necessità del tempo, che è dire alle esigenze della Chiesa e del mondo, del rapporto che vicendevolmente li lega. Vorrei che questa sicurezza fosse anche in voi e vi sostenesse in ogni momento, soprattutto nelle ore di difficoltà, di oscurità, ore che non mancano nella vita delle persone e delle opere di Dio e che Dio permette per saggiare la nostra fede e la nostra fedeltà. È sicurezza fondata nella parola della Chiesa che si è espressa per bocca dei nostri Vescovi e dei Papi, da Pio XII a Paolo VI, ai quali va e deve sempre andare la nostra riconoscenza; nella nostra stessa esperienza, attraverso la quale abbiamo sentito e valutato quale grande servizio l’Istituto possa recare. Perché questa sicurezza, con la fedeltà che essa comporta, lungi dall’affievolirsi possa in voi durare ed accrescersi, lasciate che vi dica quali sono le condizioni fondamentali.

Amate Gesù Cristo, il Sovrano cui abbiamo consacrato la vita che per primo ci ha amati e si è dato per noi; amatelo appassionatamente, a fatti non a parole, fatevi suoi seguaci in vera povertà, in amabile castità, in feconda obbedienza; dandovi per Lui, che è dire per la diffusione del suo Regno, senza misura che non sia quella suggerita dalla soprannaturale virtù della prudenza, e nei modi che il vostro amore per Lui vi suggerirà, fino alle estreme conseguenze, per usare le parole di Papa Paolo VI.

Amate la Chiesa, mistero di salvezza del mondo, nella quale prende senso e valore la nostra vocazione che di quel mistero è una singolare manifestazione. Amatela come la vostra Madre, con un amore che è fatto di rispetto e di dedizione, di tenerezza e di operosità. Non vi accada mai di sentirla estranea o di sentirvi a lei estranei; per lei vi sia dolce lavorare e, se necessario, soffrire. Che se in essa doveste a motivo di essa soffrire, ricordatevi che vi è Madre: sappiate per essa piangere e tacere.

Amate l’Istituto come quello nel quale la vostra vita prende tutto il suo rilievo e custoditene il carisma con il quale lo Spirito lo ha suscitato nella Chiesa e che costituisce tutta la sua ragion d’essere. Tale carisma è la forma secolare della nostra consacrazione: la secolarità! Che l’amore di novità non ve lo faccia perdere; che l’amore per esso vi renda capaci di aggiornarne le forme senza intaccarne la sostanza quando esigenze di particolari situazioni lo rendessero necessario.

Amatevi tra voi con sincerità di cuore e aiutatevi, portando gli uni i pesi degli altri, a realizzare la vostra vocazione così che la vostra luce splenda, sotto la custodia dell’umiltà, a testimoniare nel mondo la presenza e la forza dell’Amore, fatti a tutti servi, tanto più quanto più grandi fossero le responsabilità cui potete essere chiamati. Perché tutto questo sia, abbiate cura di coloro che il Signore chiama e vi dona e non badate a sacrifici per farne servi di Cristo Re, forti, fedeli, ardimentosi.

Questi miei ultimi desideri affido alla Madonna, Regina dell’Istituto, perché il suo aiuto, che non mancherò di supplicare con voi, ve ne faciliti l’attuazione e in grazia della sua protezione ci sia dato, dopo il combattimento sostenuto e il servizio reso a Cristo, alla Chiesa, al mondo, di ritrovarci tutti insieme con lei, “in fine senza fine”, nel Regno del Figlio suo e Re nostro.
Christe Rex, adveniat Regnum tuum, per Mariam!

15 agosto 1968

(stampa)

 

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