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Pierino Aliverti

Aliverti

Carate Brianza (MB) 1 aprile 1911 - 1944 – Carate Brianza 22 aprile 1994

La preziosità dell’amicizia con Pierino Aliverti si sente e si gusta. Nei suoi incontri è un continuo stupirci: per la naturalezza del suo comportamento fine e delicato, per la sua disponibilità fraterna e paziente all’ascolto, per il buon senso e la prudenza delle sue sottolineature che fanno sembrare che stia chiedendo e non dando consigli.
Nell’omelia, alla Messa del funerale, il suo parroco ha detto: “Salutiamo un giusto”. Amici caratesi, impegnati nel sociale, nella politica, nel volontariato, in parrocchia e altrove, hanno affermato: “Si sentiva la sua presenza anche quando era assente.
Non si è mai messo sotto la luce dei riflettori. Il suo stile è sempre stato quello di dare importanza a ciò che conta realmente nella vita, con una disponibilità amichevole per tutti, con particolare riguardo ai giovani e ai più bisognosi. La famiglia Aliverti era nota in tutta Carate e oltre per il bene che ha fatto. Nessuno, forse, è mai ripartito da quella casa senza aver avuto un aiuto del genere che cercava o finanziario o materiale o morale. Per i più bisognosi: con i quali non usava frasi fatte, ma atti concreti, tanto che più di una volta, nella sua cassetta della posta, aveva trovato avvisi bancari per il pagamento di tratte o cambiali, di persone in difficoltà. Quante persone hanno trovato l’interessamento, l’accoglienza, il consiglio, l’aiuto della sua carità! Veniva a sapere di un bisogno, di una sofferenza, non si attardava a domandarsi a chi toccava intervenire, nemmeno aspettava che lo si chiedesse a lui, ma spontaneamente, prontamente, quel bisogno, quella sofferenza gli si piantava nel cuore e lo obbligava ad andare, a fare, smuovendo anche tante indifferenze, trascinando anche altri dentro la sua azione di buon samaritano. Quanti passi gli ha fatto compiere la carità!
La sua carità si manifestava anche con la sua contrarietà alle critiche facili. Diceva: “Quando si criticano i propri simili e, in qualche modo lo stesso Maestro, è uno scandalo pubblico. Quando si critica, anche se giustificatamene e con le migliori intenzioni, si dà sempre scandalo”.
Quando da giovane già si preparava a percorrere la via del matrimonio cristiano, ci fu un evento di grazia che cambiò e determinò tutta la sua vita: l’incontro con Giuseppe Lazzati. Ringraziava sempre per quell’incontro, anzi il suo ringraziamento era segnato da un umile stupore, da una confusione composta: non riusciva a spiegarsi come Dio lo avesse scelto per un grande dono, chiamarlo ad una vocazione che tanto amava. E come avrebbe desiderato che altri lo seguissero in questa vocazione! Era in lui un desiderio sempre vigile, perfino dolente, perché si attribuiva la colpa di non riuscire a dare un esempio affascinante che attraesse i giovani a questo ideale. I giovani li ricercava sempre, offrendo continuamente a loro proposte grandiose, generose, soprattutto incitandoli a partecipare a quelle grandi opportunità di grazia che sono i ritiri, gli esercizi spirituali, i corsi di orientamento vocazionale.
Era nella preghiera che la sua carità trovava il senso, il dovere, la forza, in chiesa, nelle sue lunghe soste di adorazione eucaristica; uno fra gli ultimi, forse, a capire e gustare la bellezza, la grazia, la profondità spirituale di questo stare davanti al Signore a implorarlo anche per chi non lo implora e ha bisogno del suo perdono, del suo aiuto. I veri costruttori di pace, di civiltà, di salvezza, più che coloro che ne parlano o che per questo manifestano sfilando per le strade, sono coloro che si fanno carico dei peccati, dei dolori, della povertà del mondo e davanti al Signore si fanno voce di intercessione.