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Guido Astolfo

Astolfo

Murano (VE) 6 agosto 1916 – 1955 - Murano 27 marzo 1996

Apprezzato funzionario della Cassa di Risparmio di Venezia, quando lasciò il lavoro, mise a disposizione la sua professionalità nel servizio pubblico delle attività assistenziali come membro del consiglio di amministrazione dell'IRE (Istituti riuniti di educazione) un ente che comprendeva orfanotrofi, scuole professionali e case di riposo.
Aveva militato in Azione Cattolica ed era stato segretario del Card. Luciani, con il quale collaborò nella direzione del settimanale diocesano "Gente Veneta".
In seguito con il Cardinale Cè, si occupò della Caritas diocesana e collaborò nella segreteria del Patriarca di Venezia, dove affrontò con discrezione, tatto e bontà ogni pratica a volte fortemente problematiche.
Leggeva molto, spaziando nei suoi interessi culturali dalla storia alla teologia all’arte e seguiva con attenzione la politica e l’amministrazione della sua Venezia.
Disponendo di uno stipendio decoroso, dopo aver garantito il necessario alle sorelle, soccorreva chi era nel bisogno; Guido elargì molti prestiti che mai gli furono restituiti a padri di famiglia, amici e sconosciuti. Confidava:"Era in una condizione disperata, forse me li ritornerà".
Dopo aver sofferto un problema cardiaco, dovette ridurre i suoi impegni ma affrontò la malattia con disinvoltura e un poco di incoscenza, pochi giorni prima di morire rinunciò al ricovero perchè a casa c'era un fratello da assistere.
Nel 1995 Guido scrisse:"Spero che il Signore mi aiuti a compiere la sua volontà. Le dure prove del passato mi hanno scardinato; in quelle recenti sono stato abbastanza sereno. In ogni caso sempre la grazia del Signore mi ha sostenuto e ha operato in me secondo il disegno di amore di Dio, e mi ha introdotto nella cooperazione del suo mistero. Esser cristiano è aver parte dell’esistenza di Cristo. Con riserbo e sobrietà cerco di proseguire il mio cammino. La solitudine interiore con il Signore, non sempre tranquilla, mi è stata feconda. Mi ha fatto capire che il cristiano, anche quello comune, deve considerarsi un uomo universale, gravato dei doveri di tutti, pur nella concretezza della sua vita quotidiana e nella fedeltà all’impegno temporale. Esso è in tutti e abita dappertutto e comprende nel suo cuore il mondo, ed è sollecitato ad essere santo e con la sua personale santità dovrà sostenere il peso schiacciante dell’universo intero. È una utopia? Non credo. Questa per me è la realtà soprannaturale in cui il cristiano vive".