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Giuseppe Bossi

Giuseppe Bossi

Varese 26 aprile 1934 - 1960 - Varese 30 agosto 1978

Dopo aver conseguito il diploma di perito aveva lavorato per qualche tempo in aziende tessili, in seguito si dedica all'insegnamento in un istituto tecnico ed è anche militante nel sindacato.
Giuseppe sentiva con forza l'impazienza e l'urgenza di un rinnovamento della Chiesa soprattutto dopo il Concilio e gli avvenimenti del '68 e non riusciva ad accettare certe opacità ecclesiali istituzionali e le incoerenze di tanti che pure si dichiarano cristiani.
In occasione di una tre giorni di studio presso l'Eremo di San Salvatore, Giuseppe partecipò all'incontro per gli insegnanti dell'Istituto. Dopo aver ascoltato tutti gli interventi concernenti le difficoltà di presenza nel mondo della scuola e le pessimistiche analisi, sbottò così: "Ma che piagnisteo è questo?" Ad essa fece seguito un duro rimprovero per l'incapacità a vedere i valori che il cambiamento in atto nella scuola stava esprimendo.
Le lettere che scrisse al presidente dell'Istituto costituiscono una specie di testamento spirituale di un cristiano, di un laico consacrato che, amando la vita, combatte la morte e nel cammino verso il Padre segnato dalla Croce, continua una ricerca appassionata segnata dalla progressiva purificazione della fede, dall'amore per i poveri e gli oppressi, dalla volontà di essere nella Chiesa per renderla più coerente alla sua missione evangelica, dall'amore per la Scrittura.
Chiamato a portare la croce con sofferenza scrisse: "E' questo anche un periodo di notevole purificazione: mi sono trovato di fronte ai valori fondamentali della vita: crollano gli idoli ed emerge con grande lucidità un giudizio terribile sulla mia vita: l'amore di Dio e l'amor del prossimo, la capacità di donarmi, di incarnare le beatitudini. Potessi conservare sempre questa lucidità che mi consentirebbe di indirizzare le scelte quotidiane in senso giusto!" (30.11.1976).
E successivamente: "Avverto in modo particolare che la malattia e il modo in cui la vivo dovrebbero superare la dimensione intimistica-personale e assumere una dimensione più comunitaria, divenire cioè un arricchimento per tutti quanti mi sono vicini e più o meno esplicitamente chiedono questo. In questa prospettiva la preghiera, l'offerta al Signore è già una cosa grande e non facile, però non basta per una dimensione secolare della malattia" (26.1.1977).