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Luigi Brambilla

Luigi Brambilla

Niguarda (MI) 19 settembre 1906 – 1945 - Milano 21 dicembre 1994

Nel campo di Dio Luigi è stato un grande lavoratore, un infaticabile fedele laico, nel suo impegno professionale, ha espresso una testimonianza semplice e forte nel ruolo di capo reparto e responsabile della produzione.
Nella sua parrocchia di Niguarda (periferia di Milano) ha rivelato il suo grande cuore, ansia apostolica, catechismo, liturgia.

La sua passione per la musica e il canto sacro, soprattutto come espressione di preghiera e di gioia, è stata la testimonianza più tipica e quella che più lo fa ricordare, ma la vera essenza della sua vita è stata la realtà dell’Azione Cattolica, dove ha espresso la fierezza di comunicare e di far conoscere quanto Dio ci ama.

Una volta giunto alla pensione, il suo cuore ha ancora molto da spendere e così Luigi si inserisce a tempo pieno nelle attività ospedaliere e giorno e notte. Partecipava anche ai funerali dei familiari di suore e dipendenti dell’ospedale anche quando questi abitavano molto distante da Milano, altrettanto ai matrimoni e sempre prestando le sue competenze musicali e canore. Era un uomo di preghiera, talvolta lo trovavano a pregare in chiesa dell’ Ospedale anche di notte.
Raccontava Egidio Negrini un episodio di quando lavorava alla Borletti, tra i lavoratori della ditta, un comunista, ebbe la moglie ricoverata all’ Ospedale di Niguarda. Egidio andava a trovarla, ma gli impegni di lavoro e di sindacato non gli permettevano spesso di adempiere a questa carità. Allora pensò di chiedere a Luigi di sostituirlo ogni tanto, in questo compito. Luigi lo faceva così bene, e con tanta sollecitudine che il "compagno" di Negrini non finiva mai di ringraziare lui per questo "sconosciuto" ma, anche di interrogarlo sul perché "questo tuo amico è così assiduo e premuroso". Poi la moglie morì e il "compagno" si convertì; un giorno incontrando Negrini gli disse che finalmente aveva capito che era Gesù Cristo che muoveva i passi di Luigi e non l’amicizia che aveva con lui.

La sua vita di pietà fu esemplare, nella sua crescita interiore, aumentava quel suo modo di servire e di amare tutti; Luigi fraternizzava gioiosamente con i giovani, destando in loro meraviglia e soprattutto stima.

Aveva inoltre contatti assidui con diverse comunità religiose e con grande generosità contribuiva al loro sostentamento.

Visitandolo nella clinica della sua ultima dolorosa testimonianza di quotidiana fedeltà alla vocazione, abbracciata ed amata, lo si vedeva sempre tenere tra le sue mani ormai tanto bianche (come i tasti degli strumenti che usava per una melodia sacra) il Rosario e la presenza di Maria, Madre del Cielo (e della Terra) non è mai mancata in quei giorni e soprattutto nell’Ultima Ora.

Leggevo alcune pagine spirituali ispirate ad Agostino d’Ippona, un amico ha trovato in esse alcune espressioni che gli ricordano Luigi:"Altro elemento che richiama la novità di vita è quello liturgico, cioè l’invito dei salmi, ripetuto dalla Chiesa, a cantare al Signore un canto nuovo, e l’altro, non meno insistente, a cantare l’alleluia. Cantare, cantare il cantico nuovo, cantare l’alleluia, sono tre motivi che entrano nell’essenza della spiritualità agostiniana e che fanno vibrare le corde più segrete. Il primo, cantare, è proprio di chi ama; il secondo, cantare il cantico nuovo, è proprio di chi appartiene al Nuovo Testamento; il terzo, cantare l’alleluia, è proprio della santa letizia dei giusti qui in terra, dove la gioia è fondata sulla speranza, lassù nel cielo dove la speranza diventerà realtà".