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Enrico Camurati

Camurati

Milano 21 ottobre 1907 – 1939 - Milano 29 marzo 1982

Ha esercitato la sua professione di ingegnere prima alla Osram e poi alla Philips, come direttore tecnico. Quando fu vicino alla pensione la sua preoccupazione era rivolta a ottenere dall'azienda garanzie per l'occupazione degli operai.
Durante un ricovero in ospedale, lo trovarono intento a sperimentare un nuovo attrezzo elettronico in grado di monitorare il suo cuore. In quella occasione, un suo ex collega di lavoro lo invitò a far visita presso la Philips, nel reparto dove si producevano i televisori a colori. Enrico accolse con entusiasmo la proposta e invitò altre persone ad accompagnarlo; in fabbrica lo ricordavano tutti con affetto ed strinse centinaia di mani, dai tecnici agli operai, cogliendo l'occasione per informarsi delle loro famiglie e dei figli. Davanti ai prestigiosi impianti faceva domande, indagava sui vari processi della lavorazione, non gli sfuggiva nulla; solo dopo essersi assicurato che tutti avessero compreso bene si procedeva. Il suo entusiasmo era contagioso ed il vederci interessati ed attenti gli dava evidente soddisfazione.
L'Istituto deve a Enrico la scoperta, l'acquisto e il primo restauro dell'Eremo di San Salvatore.
Vi è stata in Enrico una disponibilità fatta di attenzione al prossimo e di servizio, quanti chilometri ha percorso la sua auto e fin dove si è spinta, guidata da un Camurati "autista di tutti", soprattutto per contatti o necessità dell'Istituto? A quanti servizi, anche umili e silenziosi, l'ha spinto la sua disponibilità? Ci si può muovere, ci si può agitare, ci si può fare in quattro anche per piacere, verso chi ci piace, quanto ci piace e quando ci piace: ricercando, cioè il proprio gusto; ma questo non vale per il Regno.
Quello che lo distingueva facendolo amico di tutti, senza distinzioni e senza fare pesare mai la sua posizione, era una autentica umiltà che non gli impediva, anzi lo aiutava, ad esporre con semplicità, sempre, il suo parere e ad accettare di non sentirlo condiviso rimettendosi, con animo sereno, al parere della maggioranza generosamente fatto suo.