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Aldo Ciaponi

Giuseppe Bossi

Santa Maria Rezzonico (Como) 3 luglio 1936 - 1964 - Sondrio 11 marzo 2017

Nato in una famiglia numerosa, sei fratelli e tre sorelle, amava raccontare che, il suo primo modo di aiutare la famiglia da ragazzo, era stato quello di portare al pascolo un gruppo di animali. La scuola professionale l’ha poi avviato al lavoro di metalmeccanico presso una fabbrica di Talamona.
Poi la lunga parentesi dal 1969 al 1995 in Africa, nella Repubblica democratica del Congo, per seguire diversi interventi umanitari della diocesi di Bukavu e di altre Associazioni di volontariato internazionale. Negli ultimi periodi trascorsi in Congo, gli fu assegnato il compito di referente dell’Ambasciata Italiana per gli italiani residenti dell’est del paese, di cui aveva acquisito una certa esperienza.
Del periodo trascorso in Africa, costellate anche da imprese sportive come la scalata di una delle cime del Kilimangiaro, parlava sempre volentieri, anche se con una punta di amarezza perchè la situazione del paese dove aveva speso molti anni, aveva imboccato una strada di caos, violenza, dittatura e guerre.
Ha custodito, prima di partire per l’Africa, la consegna del professor Lazzati: “ama l’Istituto, inteso come fedeltà alla vocazione, il resto verrà di conseguenza”.
Da alcuni suoi scritti emerge come in ogni ambiente in cui ha operato, e particolarmente in Africa, ha sempre cercato di essere di aiuto, di instaurare rapporti umani, di amicizia e di lealtà, ponendo attenzione alle diverse situazioni di difficoltà, sforzandosi di comprendere la cultura altrui.
Rientrato in Italia, pur avendo l’Africa nel cuore, non si è fermato, in varie occasionni ha dato la sua disponibilità ad occuparsi dell’Eremo San Salvatore sopra Erba.
Sostenuto da una forza interiore che lo rendeva capace di infondere allegria e positività in ogni suo interlocutore, ha saputo trasmettere questa sua attitudine anche alle persone coinvolte in situazioni di disagio familiare, paradigmatico in tal senso il fatto che l'associazione per il sostegno di persone disabili che Aldo aveva contribuito a fondare nel 2000 a Talamona, era stato chiamato "gruppo della GIOIA".
Dove c’era un problema Aldo si dava da fare, cercava persone per trovare una soluzione, tesseva relazioni, costruiva legami.
Quando rilevava qualche incomprensione, cercava il dialogo con le persone, facendo la fatica del primo passo, questo per dire che le piccole e grandi scelte affrontate con serenità erano frutto di un affidamento a qualcun Altro, ricercato ed amato nella prolungata preghiera.
Durante il rito funebre, il parroco ha voluto sottolineare lo stile di vita di Aldo e il servizio da lui svolto, usando l’immagine del sale, che dà sapore agli alimenti, e della luce che illumina e mette in evidenza le cose circostanti; “entrambe, sale e luce, non vivono per se stesse ma per altri, perché crescano in umanità, perché possa essere resa gloria a Dio. Perché questo è il compito dei cristiani, di servire il mondo, così come è, senza scuse”.