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Gaetano Cipolla

Gaetano Cipolla

Lodi 22 agosto 1960 - 1994 - Lodi 29 giugno 2000

Tecnico informatico ucciso da un malore, dopo essere rimasto coinvolto in un lieve incidente sull’autostrada.
Nella folla che ha occupato ogni spazio disponibile della chiesa di Robadello anche una decina di sacerdoti, il sindaco Aurelio Ferrari, compagno d’impegno politico e altre personalità del partito popolare, per il quale Gaetano era stato consigliere comunale.
Terminato il suo impegno politico Gaetano si dedicò con assiduità alla parrocchia e alle iniziative per la formazione dei giovani presso l'Eremo di S.Salvatore. Molto spesso si trattava di giovani che secondo la miope visione del nostro linguaggio parrocchiale sarebbero stati etichettati come "lontani". Gaetano, al contrario, li sentiva vicinissimi e li sapeva incontrare con il tratto delicato e bonario del suo carattere, un tratto da loro ricambiato con un’immediata e spontanea apertura d’animo intrisa di gioia per essersi imbattuti in un solidale “compagno di strada”.
Gaetano era molto conosciuto a Lodi, alle spalle aveva una lunga militanza in Azione cattolica, fu anche componente del consiglio diocesano dell’associazione. Era cresciuto nel Circolo Pallavicino, del quale è stato presidente negli anni ’80 e dove ha lavorato per dare alla città dei giovani ben formati sotto ogni aspetto.
La sua famiglia fu messa alla prova dai lutti, il fratello Andrea, sposato e con una figlia, era morto per un malore improvviso, poco dopo anche la madre Lucia viene a mancare e Gaetano rimane a vivere con il padre.
La bontà e la disponibilità erano per tutti e per tutti erano le sue qualità e virtù. Era ben visibile la vera e autentica trasparenza di vita e di comportamento. La sua ricchezza spirituale era percepibile anche nei suoi interventi, insieme alla competenza nelle relazioni e meditazioni che teneva. Rimane un esempio il corso di esercizi spirituali che Gaetano realizzò per l’Associazione Anziani di S. Fereolo (Lodi) all’Eremo di San Salvatore.
Nel cimitero di Lodi, accanto alla tomba di Gaetano è sepolto un giovane marocchino (Jamel Machlaut di 22 anni). Forse la sorte ha voluto ribadire la volontà di Gaetano a condividere con tutti il nostro cammino terreno e questo è anche testimoniato da una lettera che Gaetano scrisse nel maggio del 2000: "Sono convinto che anche stare accanto a persone che non credono o danno poca importanza al Signore nella loro vita e sulle quali invece il Signore ha un progetto e non smette mai di amarle sia un modo forte d’essere laici e consacrati. Dare la propria vita perché nessuno si senta solo, abbandonato, inutile, soprattutto soddisfatto di una vita senza Dio, mi sembra una prospettiva che deve segnare in profondità la nostra esistenza…".