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Luigi Clerici

Clerici

Bulgorello (Como) 8 novembre 1910 – 1947 - Milano 22 marzo 1972

Clerici è stato ed ha scelto di essere povero per convinzione e per coerenza, probabilmente, per la fierezza di vivere nella condizione dei lavoratori; è vissuto ed è morto povero nella consapevolezza di essere al servizio dei lavoratori in unità solidale con loro. Dava l’esempio anche nella pratica spicciola di tutti i giorni, arrivava in ufficio puntuale, come un impiegato modello che non sgarra sull’orario, è stato detto che la puntualità è il rispetto del prossimo. Sono le “piccole” virtù che trascurate e magari snobbate e derise, hanno prodotto i grandi guasti di cui siamo allarmati testimoni.
Ricordiamo ancora, la puntualità dei suoi fondi e dei suoi corsivi, scritti a penna con una grafia nitida e decifrabile: era il più impegnato di tutti eppure il più puntuale.
Nelle Acli e fuori, Clerici aveva fama di carattere duro e inflessibile, talvolta intransigente. Durante la discussione in un Consiglio provinciale che aveva preso una piega per lui intollerabile, si alzò dalla sedia, prese il cappello e soprabito e se ne andò in silenzio, non certo a testa bassa, lasciando l’assemblea muta e sconcertata.
La pedagogia di Clerici discendeva da una coscienza nutrita da granitiche convinzioni religiose, a loro volta innervate in idealità umane e sociali conseguenti. In questo quadro s’iscrivono le tre fedeltà acliste: “fedeltà alla democrazia, alla Chiesa, alla classe operaia”. Certamente Clerici non le sposò mai per spirito gregario e passivo come un dato acquisito definitivamente ne totalmente. Infatti non rinunciò mai al senso critico traducendole nella realtà concreta della storia e del Movimento, pur tenendo ferme l’unità e la trinità di quel programma. Scriveva infatti: “forse perché non c’è mai stato un movimento come il nostro, deciso a difendere la triplice fedeltà alla Chiesa, alla democrazia ed alla classe lavoratrice, altri si meravigliano della nostra esistenza e del nostro lineare agire”.
Come Clerici concepiva le funzioni delle Acli si deduce dal panorama delle attività e dei settori organizzativi del movimento: i servizi, i nuclei aziendali, gli incontri di studio, le inchieste sociologiche, le questioni sindacali, previdenziali, assistenziali, della casa, della formazione professionale, l’attenzione ai documenti del Magistero, le celebrazioni e la cultura religiosa, il mondo che prega per il mondo del lavoro.
Nelle sue parole si può trovare il ritratto autentico della sua figura: “il vero lavoratore cristiano è educato ai diritti-doveri della socialità, sa quindi che il suo primo impegno è quello di dare la sua attività, la sua passione, le sue doti, la sua vita al movimento operaio cristiano”.
All’indomani del Congresso provinciale in cui Clerici annunziò di voler lasciare le Acli, scrisse per il Giornale dei Lavoratori: “ Carissimi aclisti milanesi, dopo il XIV Congresso provinciale, che non mi ha annoverato per mia libera scelta, tra i candidati al nuovo Consiglio, sento il bisogno di esprimervi tutta la mia riconoscenza, convinto più che mai di avere più ricevuto che dato in esempio, in dedizione, in amore alle cause dei lavoratori. Senza che io avessi mai aspirato e peggio, brigato per avere la massima carica, ho dovuto per tanti anni accettare sulle mie spalle un fardello senza dubbio superiore alle mie possibilità. L’ho fatto quasi sempre riluttante, sospinto dalla bontà della maggioranza di voi e incoraggiato da dirigenti qualificati, solo perché intendevo servire le Acli e attraverso esse i lavoratori.
Da parte mia desidero vivamente lasciare tutti nello spirito della pace, della serenità e della carità fraterna che caratterizza ogni rapporto tra cristiani, che proprio da ciò, per l’insegnamento evangelico, saranno riconosciuti seguaci di Cristo”.