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Vittorino Colombo

Colombo

Albiate (Milano) 3 aprile 1925 – 1951 – Milano 1 giugno 1996

Vittorino Colombo è stato un cristiano che ha sempre voluto essere coerente al Vangelo, alle promesse del Signore, allo spirito delle Beatitudini.
Orfano di padre, da bambino viene educato alla fede dalla mamma e dalla parrocchia. Ben presto entra nell’Azione Cattolica e, poco più che adolescente, è chiamato ad impegnarsi nel Centro Diocesano come propagandista.
A vent’anni, perito industriale, è assunto nel settembre 1945 dalla Montecatini e racconta il suo primo giorno di lavoro con le seguenti parole: “La presenza marxista, oltre che ideologica era reale, fisica. Non c’era spazio per nessun altro modo di pensare... mitra, pistole facevano bella mostra nelle sedi degli organismi aziendali...; il pasto a mezzogiorno, una lunga tavolata, ed ero il nuovo arrivato. Allora nella mia famiglia si usava fare il segno della croce. Che fare? prevalse in me la coerenza e l’incoscienza dei vent’ anni; mi tolsi il berretto e feci il segno della croce. La tavola ammutolì e ci fu silenzio per alcuni secondi, che per me sembrarono un’eternità. Alla fine, uno dei capi, mi disse: “Noi non la pensiamo come te, però sei coerente e questo, a me, ha fatto piacere”.
Mentre lavora Vittorino riesce a studiare di sera e prenderà la laurea in Economia e Commercio all’Università Cattolica. Negli anni Cinquanta decide di operare nelle ACLI di Luigi Clerici e diventa il primo responsabile di “Gioventù Aclista”.
Il suo impegno politico risale al 1958, quando viene eletto deputato, ma a me preme piuttosto sottolineare che fu cristiano sempre ed ovunque: era un uomo semplice, entusiasta, positivo - potremmo dire come un fanciullo - intelligente, attivo, colto, rigoroso con se stesso; era un autentico cristiano di preghiera e di azione, fiducioso nel prossimo - talora forse troppo - modesto, riservato, sereno, disponibile in ogni ora e per ogni persona.
Vorrei ricordarlo come uomo dallo spirito aperto e dialogante. Nel 1967 si reca per la prima volta in Cina ed è l’inizio di un felice e fecondo rapporto non soltanto politico, economico e commerciale, ma pure di segnali positivi tra la Cina e la Santa Sede. Mi piace, in proposito, citare un episodio significativo della sua figura: nel novembre 1971 - era allora Presidente dell’Istituto Italo-Cinese per gli scambi economici e culturali - viene riaperta “per lui” la chiesa cattolica di Pechino, chiusa insieme a tutte le altre chiese dopo la grande rivoluzione culturale.
Ad ogni suo viaggio aveva puntualmente chiesto sia a Pechino che a Shangai di poter visitare una chiesa e si era sentito rispondere sempre che le chiese erano in restauro. Improvvisamente gli era giunta una risposta positiva e ciò mostra che il governo cinese doveva stimarlo ed apprezzarlo molto.
L’8 dicembre 1981, festa dell’Immacolata, ritornerà in quella chiesa ormai aperta al culto e racconta: “Mi fermai dopo la Messa a pregare per gli incontri che mi attendevano, in particolare con Deng Xiao Ping: parlare dei problemi religiosi? dei rapporti con il Vaticano? quali però le reazioni, quali le conseguenze per l’intero popolo cinese? Un miliardo di persone, un quarto dell’intera umanità!”.
In realtà quell’incontro diede i suoi frutti, anche se Vittorino Colombo lo ha sempre avvolto di riserbo e di discrezione. Ebbe molto a cuore la situazione della Chiesa in Cina e di questo parlammo a lungo nell’ultimo colloquio che ho avuto con lui in clinica.
Ritornerà in quella chiesa a Pechino nel 1983, per la Festa di Cristo Re e sempre per quella festa, a lui molto cara, nel 1988 parteciperà a una messa nella chiesa di Harbin, ai confini con la Siberia, strapiena di fedeli, con un vescovo molto vecchio e poverissimo.
Ebbe a cuore il Regno di Dio e il suo espandersi; pregò e soffrì nel desiderio che - come dice Paolo nella prima lettera ai Corinti - “Dio sia tutto in tutti”. Il tema del Regno di Dio lo affascinava ed egli ricorda con gioia che proprio nella festa di Cristo Re riuscì ad ascoltare una Messa in paesi dove la Chiesa era perseguitata.
Tutte le fatiche umane, le costruzioni umane, i progetti e gli sforzi umani sono “polvere”; tutte le nostre parole sono vane, ma per chi crede che la nostra patria è nei cieli, per chi ha servito con fedeltà il Signore e il Vangelo, per chi ha accolto il primato dell’Amore di Dio nella propria vita, per Vittorino Colombo, tutto gli sarà restituito e gli sarà donato molto di più.

Omelia del Cardinale Arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini
Basilica di Sant’Ambrogio il 4 giugno 1996