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Luigi Dossi

Dossi

Baggio (MI) 28 marzo 1901 – 1939 – Milano 14 aprile 1975

Luigi amava la sua vocazione in maniera impressionante, fino a diventare « partigiano » per un certo tipo di vita, egli non intendeva affatto scherzare con Dio e tanto meno sottovalutare il dono da Lui ricevuto. L’educazione che dava ai giovani era caratterizzata da questa autenticità, da questa serietà nella fedeltà.
L’istituto era diventato la ragione stessa della sua vita e nulla vedeva più al di fuori della prospettiva dell’Istituto. In varie occasioni si sarebbe potuto ritenere fanatismo, per chi non lo conosceva da vicino e non sapeva del suo carattere. E nell’Istituto egli insisteva per un amore particolare alle Costituzioni e ai Superiori.
Da uomo estremamente concreto e positivo, Luigi vedeva nella fedeltà alle Costituzioni (una fedeltà persino rigida, alla lettera) il modo migliore - e forse l’unico - per garantire all’Istituto e alla Comunità che lo incarnava il suo carattere peculiare. Le Regole come norma di vita, da cui prende figura e forma l’Istituto. Da qui, la sua insistenza, fin quasi alla esasperazione, perché le leggi dell’Istituto venissero ben capite da tutti - e dai giovani in particolare - in modo da poterne sempre esprimere sia lo spirito che la lettera.
Un altro grande amore di Dossi era la povertà. « Per essere sicuri di possedere lo spirito di povertà bisogna vivere positivamente nella povertà», soleva dire. «Non c’ è distacco affettivo se non c’è distacco effettivo». Le sue «vittime » preferite erano i così detti «intellettuali», troppi libri sono un pericolo immediato per la povertà e per la superbia.