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Sergio Gagno

Gagno

Spresiano (Treviso) 7 aprile 1929 – 1956 – Castelfranco Veneto 20 febbraio 2014

Sergio si diplomò come tecnico agrario, negli anni del suo avvicinamento all’istituto visse a Milano, ove fu impiegato presso il Dormitorio Breda a Sesto S.Giovanni e fu direttore del pensionato S. Benedetto in via Aldini.
Nel 1964, tornato in Veneto, divenne insegnante presso un istituto professionale agrario.
A motivo della partecipazione ad un progetto di una scuola agraria, la Zambesi Training Farm, promosso dalla diocesi milanese, per il quale l’allora arcivescovo card. Colombo aveva chiesto a Lazzati una collaborazione, dal 1971 fu con Mario Panzeri in Zambia per circa due anni, preceduti da oltre un anno di studi a Londra per imparare la lingua inglese.
Rientrato dall’Africa, Sergio riprese l'insegnamento alla Scuola Agraria fino alla pensione.
Dopo la morte di Giuseppe Martini, proseguì e portò a compimento il progetto di Casa Giulia, comunità alloggio per disabili di Cusignana.
Tra i molti servizi svolti da Sergio per l’Istituto, ricordiamo quello per l'accompagnamento dei giovani durante la formazione, inoltre assunse l’incarico di responsabile della zona congolese negli anni nei quali diversi membri vissero nel Kivu, nell’ex Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo, fino al 1998. In quegli anni, nonostante le enormi difficoltà ed i pericoli del Congo negli anni che seguirono la dittatura Mobutu, seguì regolarmente i membri spostandosi su strade pericolose e con mezzi poco affidabili, inclusi gli aerei degli spostamenti interni. E così fece anche pochi giorni dopo l’uccisione, avvenuta nell’agosto del 1995, di sei collaboratori italiani dell’Associazione Mondo Giusto, la medesima associazione per la quale i membri dell’Istituto offrivano il loro servizio: fu fedele alla sua visita a Renato Vivenzi, rimasto solo, in quei giorni, nella zona del Kivu. In tutto questo va ricordato che Sergio non poteva contare su una salute robusta, eppure non mancò mai ai suoi impegni e soprattutto alla vicinanza umana e spirituale ai membri che vivevano in Congo.
Dal 2001, per circa cinque anni, assunse l’incarico di direttore di San Salvatore, vivendo all’eremo.
In tutti gli impegni per l’Istituto si mostrò sempre disponibile e scrupolosamente fedele. Sergio era fedele non tanto o non solo a motivo degli impegni, presi in se stessi, ma perché sapeva che questo era il modo per poter ricevere la grazia di Dio, senza della quale non sapeva vivere.
Di lui colpiva per la sua grande libertà interiore, come bene ha detto il celebrante alla Messa dei funerali, Sergio non si apparteneva più, perché ormai apparteneva al Signore. Di conseguenza, non era per nulla preoccupato di se stesso, o del giudizio o del consenso degli altri, e perciò era un uomo libero. Anche per questo, non esitava ad esprimere i suoi giudizi quando constatava un allontanamento dai criteri evangelici della sobrietà e della concretezza, giungendo anche ad apparire duro e scontroso.
Il celebrante ha ricordato di aver conosciuto Sergio nel 1966, nell’immediato dopo-Concilio, e di essere rimasto colpito da una richiesta che Sergio, come relatore, fece in quella occasione ai giovani di Azione Cattolica: “voi dovete imparare a ragionare con la testa da laico”.
“Ragionare con la testa da laico” significa guardare al mondo per quello che è, ed accoglierlo per quello che è, senza visioni strumentali o riduttive. Si è strumentali quando si considera il mondo solo come un mezzo per fare altro, foss’anche la realizzazione di una presunta missione ecclesiale. Si è riduttivi quando del mondo si accoglie e si incontra solo quello che ci risulta comprensibile, o vicino ad una, di nuovo presunta, sensibilità ecclesiale. La nostra vocazione, invece, ci chiede di amare tutto il mondo, specie in quelle pieghe dove le nostre ‘categorie religiose’ si mostrassero incapaci di dare una risposta immediata o sicura.