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Nicola Iorio

Iorio

Tortora (CS) 27 giugno 1939 – 1973 - Bagno a Ripoli (FI) 26 giugno 2010

Nella vita di Nicola, riveste molta importanza l'incontro, avvenuto in fabbrica, con Antonio Rossi, allora membro del nostro Istituto, e successivamente ordinato sacerdote. L’amicizia con Antonio Rossi lo portò ad avvicinarsi ad una vita di fede più profonda e negli anni successivi don Antonio rimase sempre per lui guida e riferimento spirituale. La vita di Nicola è stata segnata da seri problemi di salute causati da una malformazione al torace che gli limitava i movimenti e la respirazione. Ormai da molti anni aveva bisogno tutti i giorni dell’ossigeno. Ma questo ostacolo non è stato per lui un vincolo insormontabile. Anzi la sua testimonianza più significativa, forse, è passata proprio attraverso il superamento continuo e sempre più arduo di questo suo limite.
Nell’archivio dell’Istituto su Nicola non c’è quasi nulla, questo non deve sorprendere. Nicola non aveva grandi studi alle spalle, e non era di certo uno che amava scrivere. La sua era una fede semplice, diretta e molto forte. Questo fatto e l’esperienza viva che faceva nella preghiera, gli permetteva di parlare con semplicità del Signore alle persone più diverse, e si faceva capire. Gli ultimi anni, quelli della pensione, a causa della salute, sono stati gli anni più faticosi, ma probabilmente più fecondi per la sua testimonianza. Nella sua parrocchia era inserito in molte attività, dall’Azione Cattolica alla catechesi ai giovani ed agli adulti. Sapeva preparare i giovani alla prima comunione, ma anche gli adulti alla cresima, al matrimonio ed anche al battesimo. Il vicario episcopale che ha presieduto il suo funerale ha ricordato, tra l’altro, la sua capacità di parlare ai lontani dalla fede. Non solo parlare ma anche riavvicinare. Il parroco lo ha inviato più volte a parlare con le ragazze madri per convincerle a non abortire, ed in più occasioni ha avuto successo. Viveva il voto di povertà in modo veramente diretto. Non si è mai tirato indietro di fronte ad un bisogno e la gente che lo sapeva andava a cercarlo di continuo.
Prima di morire ha ricevuto l'Eucarestia e il Sacramento degli Infermi poi, al fratello che gli teneva la mano per confortarlo, ha detto “Scansati che devo vedere la luce”, così è rimasto qualche minuto in contemplazione e se ne è andato.
Il lunedì pomeriggio i funerali, a Tortora, sono iniziati con queste parole del suo parroco “diamo inizio alla festa di Nicola”. Queste parole esprimono bene il senso di quello che si è vissuto in questa celebrazione. È stato veramente un funerale cristiano, tutta l’assemblea, la comunità, pur sentendo la fatica del distacco da un fratello amato, ha sentito ed ha partecipato la gioia per un amico che ha saputo vivere ed ormai vive per sempre nell’amore del Signore.
Tornando a casa, con negli occhi la luce del tardo pomeriggio che si rifletteva nel mare bellissimo di Maratea, ho ripensato agli ultimi giorni di Nicola, alle sue sofferenze, al suo voler partecipare alle sofferenze di Cristo. Ho pensato a quanto più bella è stata la luce che lui ha visto sabato pomeriggio, sicuramente con Gesù avrà detto “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito” (Lc. 23,46).