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Giovanni Mazzucco

Mazzucco

Conselve (Padova) 19 gennaio 1925 - 1959 - Rho (Milano) 30 maggio 2003

Agricoltore con la sola quinta elementare, dal Veneto approda a Milano in cerca di lavoro e da garzone panettiere trova ospitalità al pensionato di "Villa S. Benedetto" in via Aldini, diretto da Luigi Dossi che poi lo assume per le varie attività del pensionato, in particolare per la cucina. Lavoro svolto per oltre dieci anni, durante i quali ha inizio e si realizza il suo cammino vocazionale.
In seguito Giovanni ha svolto altre attività tra le quali quella di gestore al Pensionato ENI a Rho per giovani lavoratori migranti; collaboratore alla Casa dei lavoratori A.M. Belloni di Milano (ospitava giovani lavoratori); portiere presso i Padri Oblati di Rho e da ultimo, per circa quindici anni, presso l’officina meccanica dei fratelli Luigi e Romualdo a Baggio, prima per diversi lavori manuali, poi impiegato.
A Baggio, è ricordato anche per la sua grande capacità "aggregativa e dialogante" nel gruppo della terza età, considerazioni testimoniate anche dagli ospiti della Casa Perini, dove Giovanni ha trascorso i suoi ultimi anni.
La perdita progressiva della vista, con le prospettive della vicina cecità, lo preoccupava senza però perdere la serenità. Evidenziava invece con nervosismo il comportamento di alcuni medici con le persone anziane, alle quali rispondevano ai loro problemi con discorsi superficiali come: ...quanti anni ha? ... bisogna aver pazienza ... vedrà che ...
Giovanni amava l’Istituto in modo esemplare, così scriveva al Presidente dell'Istituto nel 1959 in occasione dell’ammissione ai primi voti: "... ringrazio di nuovo Lei e il Consiglio tutto per questo dono che il Signore mi ha fatto per mezzo vostro. Capisco che il dono che il Signore mi ha fatto è grande, anche se sensibilmente molto poco sentito. È un talento che il Signore mi affida affinché lo faccia fruttificare a bene mio e del prossimo, e un giorno ne dovrò rendere conto. Perciò il mio impegno sarà di trafficare con esso, ... cercare di attuare in ogni momento della mia vita la mia vocazione che mi pare si possa comprendere in santificarsi sempre più, affinché il Signore possa anche attraverso noi santificare tutto e tutti... ".
E nel 1969 così ancora scriveva al Presidente per essere stato ammesso ai voti perpetui: "Perciò dopo aver ringraziato il Signore, non posso fare a meno di ringraziare Lei e il Consiglio tutto per questo dono fattomi. Dico dono perché nonostante la mia poca corrispondenza alla vocazione fin qui avuta, vedo proprio che la bontà del Signore con me è grande; e proprio come mi ricorda Lei, mi spinge con questo dono ad essere più attivo e generoso nel mio impegno di santità per il maggior bene mio e dell’Istituto, nel quale col mio esempio di santità, e partecipazione attiva dovrò essere un membro sempre più vitale. Certo conosco la mia debolezza ma ho grande fiducia nell’aiuto del Signore e dell’ Istituto, che certo non mi mancherà se lo chiedo...".