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Abele Nembri

Nembri

Calvenzano (BG) 12 dicembre 1897 – 1945 - Calvenzano 2 gennaio 1972

Abele Nembri nasce a Calvenzano (Bergamo), dopo essersi diplomato in ragioneria, lavora a Milano presso la Banca Popolare di Bergamo, nella quale diviene vice direttore.
Quando lascia l’attività professionale, il direttore della banca rivolge ad Abele questo messaggio: "Carissimo ragioniere nel giorno in cui, con grandissimo mio rimpianto, Ella lascia la Banca, alla quale con encomiabile zelo ha dedicato tanta parte della Sua vita, desidero attestarle i sentimenti della mia più alta stima e considerazione, misti ad un senso di invincibile amarezza per il distacco.
In particolare, Le devo il riconoscimento più spontaneo e veritiero dei tanti meriti da Lei acquisiti, di ciò fanno fede l’ammirazione e la devozione di tanti dei suoi più giovani colleghi ai quali Ella è stata di validissimo ausilio nella loro preparazione professionale, oltre che di abilissimo esempio di dedizione al lavoro e di vita vissuta, onde a ragione La considerano, la giudicano e la lodano loro Maestro.
Mi considero fortunato d’averLa incontrata sul mio cammino, Le dò la più larga testimonianza della collaborazione intelligente e fattiva che Lei sempre, mi ha offerto; Le sono obbligato per i tanti insegnamenti d’ordine superiore che dal severo indirizzo della Sua vita mi sono venuti e Lo assicurò della sincerità di questi miei sentimenti e della continuità del mio ricordo, grato ad un tempo, colmo di nostalgia e di fraterno affetto".

Si dedica per molti anni anche al proprio paese di origine, ricoprendo la carica di presidente del collegio sindacale della Cassa Rurale di Calvenzano; eletto sindaco, anche in questa circostanza lasciò nella cittadinanza un ricordo esemplare, avendo ricoperto la carica per quindici anni con "onestà sino allo scrupolo, alieno da ogni vanagloria personale, accettata come un dovere da assolvere, nonostante gli indubbi sacrifici".

E' stato amministratore dell'Istituto dal 1945 al 1964.

Con semplicità, la sua vita era pervasa dallo spirito dell'essenzialità, nella sua abitazione tutto era povero: la camera, l’arredamento, i pochi libri; elargiva gran parte del suo stipendio in carità: è morto senza un soldo in tasca.
Nel 1970 si ritirò nella casa di riposo della natia Calvenzano, era cosciente che la morte gli stava molto vicino, chiedeva di ricordarlo nella preghiera perché potesse accettare i dolori del suo vivere che offriva a Dio per la Chiesa, il mondo, l’ Istituto.