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Carlo Pagani

Pagani

Gorla 15 dicembre 1924 – 1951 - Milano 23 settembre 1997

Severo con se stesso, scrive Carlo nel suo testamento spirituale del 1993: "Nella vita ho combinato pochissimo e sempre impregnato dall’orgoglio e dall’egoismo. Forse l’intenzione era quella di servire il bene, ma sono certo che spessissimo mi sono servito del bene per i miei scopi. Se non fosse stato così, non avrei provato tanto spesso l’amarezza, il desiderio di piantarla lì, la delusione e tutto il corollario dei sentimenti che sono tipici di chi lavora in proprio".
Bisogna riconoscere a Carletto (così firmava i suoi interessanti articoli di viaggi per "Comunicare") una notevole onestà intellettuale. Egli denuncia un rischio molto frequente per chi dedica la propria vita al servizio degli altri. Quello di cercare la propria soddisfazione mascherandola più o meno inconsciamente con il perseguimento del "bene". Con "lavorare in proprio" egli esprime, il volercela fare da solo senza interferenze di regole e guide spirituali, verso le quali manifestò apertamente un rifiuto ma, in un secondo tempo, dopo una lunga maturazione, ne comprese il valore e la necessità.
Questo pericolo non è raro in un cammino spirituale e soprattutto nella consacrazione secolare che ci pone nel mondo in una autonomia che è propria del laico e quindi con necessità di interventi e di decisioni che sono lasciate alla libera iniziativa del singolo nell’ambito, naturalmente, proprio e specifìco della professione o del servizio in cui siamo inseriti. E qui il rischio dell’orgoglio e dell’egoismo denunciato da Carletto è dietro l’angolo. Perchè in qualsiasi gradino della scala sociale siamo, fosse anche l’ultimo, tutti abbiamo una fetta di potere che usiamo, a volte non proprio rettamente, e difendiamo. Questa "autogestione" si traduce, per chi ha minor senso di onestà intellettuale, nel vivere apparentemente fedeli alle regole scritte ed agli impegni spirituali presi ma, in realtà fare quel che mi pare e piace, per cui si "lavora in proprio" e si vive una sterilità vocazionale.
Carletto era il fondatore, l'ispiratore e l'anima del Gruppo Missionario P. Crotti, spendendo le sue forze per le missioni fino all'ultimo giorno della sua vita. Per esse non si è mai risparmiato, viaggiando tantissimo, conosceva benissimo l'India ed era stato in tutti i paesi asiatici e in molti paesi africani, inoltre attraversò tre volte il Sahara e soggiornò tre mesi nel Circolo polare artico.
Nel 1995, al ritorno da un viaggio durato 50 giorni, scriveva: "E' stato molto interessante, grazie alla Nunziatura Apostolica sono riuscito ad entrare nel Myanmar (Birmania, il cui territorio è in gran parte chiuso agli stranieri). Ho visto cose incredibili: miseria nera, fame da sesto mondo, usi tribali raccapriccianti, bambini selvatici ma bellissimi, bonzi-maghi che guariscono ogni tipo di malattia (comprese le fratture più orribili) con una scopetta e "acqua santa"; abbiamo avuto anche una intensa avventura con un meraviglioso esemplare di tigre, alcuni dei miei pochi capelli sono schizzati via ma, fortunatamente è finito tutto bene".
Per confermare che Carletto era esigente con se stesso ma nella vita aveva sempre svolto con impegno le sue attività, è testimoniato dalla lettera scritta dal direttore quando lasciò il lavoro: "Caro Pagani, è l’occasione per esprimerti la mia/nostra gratitudine. Gratitudine che ha sicuramente molte più sfaccettature di un diamante (Carletto lavorava in un’azienda dove si tagliavano pietre dure preziose). L’Esempio: sei stato per me, e certamente anche per gli altri, l’annunciatore della Buona Novella in modo sommesso ma costante ed in maniera globale: da uomo cristiano. La Carità: usata e diffusa in tutta l’azienda. La parola: intervenuta nei momenti giusti. Il consiglio: dato con vedute sempre sopra le parti ed illuminato. Le idee: sempre rigorose. Il senso del dovere: sempre presente, non mai mortificato da incomprensione o scarsa gratificazione. L’uomo: che procede per convinzioni e non per convenzioni. Un punto di riferimento: talvolta esplicito (sentiamo il Pagani) altre volte silenzioso, ma al quale io ed altri spesso abbiamo guardato o ricorso. Tutti, ed io in misura maggiore degli altri, abbiamo ricevuto molto da te".