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Mario Panzeri

Mario Panzeri

Imbersago (Lecco) 24 marzo 1935 – 1952 – 27 marzo 2019

La formazione scolastica di Mario si conclude con la quinta elementare ma, prima di partire per l'Africa, trascorre un periodo di tempo in Inghilterra per studiare l'inglese.
Lavora come operaio metalmeccanico ma, ha sempre coltivato il desiderio di diventare missionario laico; così nel 1971 decide di partire per lo Zambia, in una missione diocesana per lo sviluppo rurale. Nel 1973 termina questa prima esperienza missionaria ma, nel 1974 riparte per il Congo, iniziando la collaborazione con l’Associazione Mondo Giusto e per un biennio collabora a progetti agro-alimentari.
Nel 1976 il Vescovo di Butembo, Monsignor Kataliko lo invita nella sua Diocesi dove Mario esegue interventi ad ampio raggio; a Mavoya costruisce un mulino per produrre farina di soja e mais per combattere la malnutrizione infantile. Accanto al mulino realizza una mini centrale idroelettrica che dà energia anche ad una falegnameria, ad un dispensario e alla chiesa. In prossimità di Mangina costruisce un serbatoio di 180 mc. di acqua che disseta l’intera comunità di 25.000 abitanti. Oltre ai progetti finanziati dall’Associazione Mondo Giusto, Mario interviene in prima persona per dare abitazioni a vedove sole e famiglie con disabili.
Nel 1991 è colpito da un linfoma di Burkitt, una forma di leucemia che lo costringe a tornare in Italia e a subire una serie di cure tra cui la chemioterapia.
Neppure durante il periodo della guerra, scoppiata in Congo dal 1996 al 2003, si è allontanato dalle popolazioni africane rurali.
Negli ultimi dieci anni si è occupato di aiutare i Pigmei dell’Ituri in collaborazione con amici missionari e inoltre ha costruito 15 aule studio in altrettanti villaggi per favorire l’istruzione degli adolescenti. Era conosciuto da tutti come Mario di Mavoya, villaggio del suo più lungo impegno, come dire che era uno di loro.
Per quest’opera, nel dicembre del 2007, la Regione Lombardia lo ha insignito con il "Premio della Pace".
Mario ha così interpretato appieno quanto esposto nell’art. 40 delle nostre Costituzioni: "… L’Istituto incoraggia e sostiene fra i propri membri coloro che, chiamati a concretizzare il loro amore universale, offrono la collaborazione dell’attività professionale e la presenza della vita consacrata in mezzo ad altri popoli… ". Sappiamo che tale impresa non è indolore e costa molti sacrifici. Oltre alle difficoltà fisiche sopra citate, Mario ha dovuto affrontare anche difficoltà relazionali con collaboratori, parroci e suore, che hanno voluto interferire nella gestione di alcuni progetti, per modificare od attenuare la priorità chiara data al servizio dei più poveri; questa sua linea di condotta poteva creare qualche dissapore. Proprio questa linearità ha reso più forte la sua credibilità e amicizia con tante persone, i numerosi messaggi di cordoglio pervenuti dimostrano questa rete di belle relazioni, rafforzatesi nel tempo, anche se non aveva un carattere molto espansivo.
Questo amore privilegiato per i poveri, radicato in Gesù, emerge in modo significativo dalle sue lettere: " … si cerca di resistere e dare certi servizi umili ma utili ai più poveri. C'è sempre molto da fare e molto più da testimoniare con l'esempio sostenuto dalla fede e anche con parole e consigli…" (27/8/2003) e ancora: "… il mio desiderio è sempre quello di essere fedele al massimo al mio programma di preghiera e di dedizione disinteressata a servizio dei poveri che mi circondano. A mio giudizio il problema sviluppo prende valore se è accompagnato da una testimonianza di vita di fede…" (16/11/2006).