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Germano Quadrelli

Quadrelli

Milano 24 dicembre 1921 – 1950 – Rho (MI) 26 dicembre 2001)

Fu fra i protagonisti principali della GIAC e dell’Azione Cattolica (A.C.) della diocesi di Milano. Ricoprì la carica di presidente diocesano della GIAC dal 1948 al 1956. Otto anni delicati per la vita del paese, della Chiesa italiana e della stessa Azione Cattolica. Basti pensare allo scontro politico dell’aprile 1948, con tutti gli strascichi conseguenti; alla situazione non certo di apertura dell’ultima fase del pontificato pacelliano, contraddistinta da eccessi di tipo “trionfalistico” e “temporalistico”; alle tensioni interne alla stessa A.C., che portarono nel 1954 all’allontanamento di Mario Rossi, presidente nazionale della GIAC, in dissenso rispetto a Luigi Gedda, fautore di una linea associativa di continua mobilitazione esteriore, segnata da commistione fra spinta religiosa e dimensione politica. Germano aveva il piglio del leader, autorevole, determinato, combattivo, anche se, conoscendolo da vicino, venivano a galla aspetti di una personalità sensibile e, forse, meno sicura di quanto potesse apparire all’esterno.
Di quell’appassionata esperienza di Chiesa, capace di suscitare entusiastiche mobilitazioni giovanili, balzano subito in evidenza alcuni tratti caratteristici: la ricerca di una specifica configurazione teologica del ruolo del laico e della sua forma propria di spiritualità; l’affermazione del primato della “vita interiore”, quale fondamento di ogni apostolato; l’accento su un modello di cristianesimo senza compromessi e perciò intrinsecamente “anti-borghese”; la consapevolezza del dovere della testimonianza in tutti gli ambienti di vita; il senso di un’attiva presenza storica dei cattolici, fuori però da equivoche sovrapposizioni fra il momento apostolico-ecclesiale e quello socio-politico.
Erano prospettive e sensibilità in varia misura già anticipate nella GIAC di Giuseppe Lazzati, indimenticato presidente dal 1934 al 1945.
Le aperture teologico-culturali e sociali, ben rappresentate sul foglio associativo “L’Azione Giovanile”, posero non pochi problemi ai dirigenti. Intanto, va detto che trovò difficoltà d’intesa con l’Unione degli Uomini Cattolici di Milano, presieduta dal 1942 al ’61 da Angelo Testori, interprete, insieme alla gran parte dei soci, di una linea spirituale più tradizionalistica e di una visione sociale meno aperta. Problemi sorsero, a più riprese, anche con la Santa Sede. Di tutto ciò Quadrelli ha fornito ampi riferimenti, con particolari gustosi, nell’intervento al convegno dell’aprile 1996 su “Schuster e il laicato diocesano associato”, promosso dall’AC diocesana. Anche da questa testimonianza si evince che l’arcivescovo, chiamato direttamente in causa in alcune circostanze di particolare tensione con Roma, fu sempre strenuo difensore dei “suoi” giovani. Egli sapeva che se talvolta si spingevano un po’ sopra le righe, era non per spirito d’insubordinazione, ma per il sincero desiderio di professare un cristianesimo coraggioso e senza compromessi. Schuster conosceva bene la purezza d’intenzioni e la generosità apostolica dei dirigenti della GIAC: li stimava, li incoraggiava, li difendeva, quando era necessario, anche se non mancava certo, al momento opportuno, di richiamarli all’ordine.
Quadrelli, come ho detto, lasciò la presidenza nel ’56. Nella lettera, in data 30 giugno, inviatagli per la circostanza, l’arcivescovo Giovanni Battista Montini gli esprimeva “gratitudine per il tanto bene compiuto”, “stima” e “benevolenza”. Quindi, aggiungeva: “Non è un congedo; è piuttosto un invito a restare nella grande famiglia dell’Azione Cattolica, ed a continuare a servirla, con l’esempio, con la fedeltà, con l’opera”.
Ora, il dato interessante su cui riflettere e considerando il quale ci si può rendere conto di una serie di ambiguità ancora non sciolte nell’Azione Cattolica degli anni Cinquanta (a conferma, fra l’altro, del non maturo accoglimento sul piano pratico delle “distinzioni” lazzatiane), era dovuto al fatto che il presidente Quadrelli ricopriva anche la carica di consigliere nel Consiglio comunale di Milano.
Quadrelli fu eletto per tre amministrazioni consecutive: dal 1951 al ’56 e dal 1956 al ’60 (sindaco Virginio Ferrari); dal 1960 al ’64, con la Giunta guidata prima da Gino Cassinis, poi da Pietro Bucalossi, a seguito della morte del predecessore. In questa tornata svolse le funzioni di Assessore al personale.
Com’è noto, nel corso dell’ultima amministrazione di cui fece parte fu avviata l’esperienza-pilota di centro-sinistra. L’alleanza milanese fra DC e socialisti suscitò attese e speranze per una politica di maggiore impulso sociale, ma anche molte perplessità e preoccupazioni negli ambienti cattolici. Montini stesso non nascose le sue riserve sull’operazione, sostenuta con particolare decisione dalle correnti di sinistra dei democratici cristiani (la “Base”, di Giovanni Marcora, che a Milano aveva un esponente di spicco in Luigi Granelli, e “Forze nuove”, a cui aderiva Germano Quadrelli). I rapporti fra Montini e Quadrelli relativamente alla vicenda del centro-sinistra sono tutti da ricostruire. Qui posso solo fare presente che una lettera indirizzatagli dall’arcivescovo il 4 gennaio 1961, benché non consenta di comprendere i termini precisi del quadro di riferimento, è però sufficientemente rivelatrice di un clima abbastanza teso. “Sì -scriveva Montini-, il fatto che non pochi nostri amici si siano volutamente orientati verso posizioni, più volte riprovate dall’autorità ecclesiastica, per motivi pastorali e religiosi, mi è causa di gravi pensieri. Ma voglio ancora confidare -aggiungeva- che non verrà meno il senso di responsabilità verso i principii e gli interessi cattolici in quanti sono investiti del mandato di rappresentarli e di difenderli”. Insomma, per un motivo o per l’altro, era destino di Germano, che pure nutriva un “sensus ecclesiae” a tutta prova, imbattersi, di tanto in tanto, con qualche difficoltà nei rapporti con l’autorità ecclesiastica!
Conclusa la stagione amministrativo-politica, che lo vide anche ricoprire la carica di vice-segretario cittadino della DC milanese, il suo impegno, fra gli anni Sessanta e Settanta, fu sempre più concentrato sulle responsabilità professionali. Da tempo impiegato presso un noto studio commercialista di Milano, passò poi alla SNAM di San Donato, dove svolse funzioni dirigenziali, curando il settore della gestione del personale. Ebbe parte attiva anche nel sindacato dei dirigenti.
Germano Quadrelli, una volta andato in pensione, non era certo tipo da stare “con le mani in mano”, anche se, pure nel suo caso, l’avanzare dell’età fu accompagnato da non pochi problemi di salute. Diede vita a una simpatica iniziativa di raduno annuale, per un comune momento di riflessione e di preghiera, fra i dirigenti GIAC della sua generazione; ricoprì dal 1987 al ’95 la responsabilità diocesana del Movimento Terza Età; offrì la sua competenza nel Consiglio di amministrazione dell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone e, da ultimo, fu presente come revisore dei conti nella Fondazione Rhodense.
Giovanni Marra, presidente del Consiglio comunale di Milano, commemorando Germano Quadrelli il 14 gennaio 2002, lo ha presentato come “amministratore comunale onesto e competente”, “protagonista della vita politica milanese degli anni Cinquanta e Sessanta”, distintosi sempre “per la serietà del proprio pensiero e la coerenza delle proprie scelte”. Si tratta, in effetti, di sottolineature corrispondenti, senza forzature, alla realtà dell’esperienza di Carlo Prestini e di Germano: fedeli servitori del vangelo, laici impegnati per la crescita della comunità cristiana e per l’edificazione della “città dell’uomo”.