Istituto Secolare Cristo Re logo

Enrico Radice

Enrico Radice

Cesano Maderno (MI) 27 aprile 1928 – 1960 - Cesano Maderno 8 agosto 2007

Dopo aver conseguito un diploma di contabilità, lavora in una azienda metalmeccanica.
Se spesso appariva malinconico, probabilmente la causa sta nella sofferenza che è stata sempre compagna di Enrico, dagli anni in cui, rimasto orfano di mamma molto presto, doveva tenere insieme la famiglia: padre e fratello, gli procurarono non poche preoccupazioni.
Ha saputo però affrontare le ultime settimane di vita con serenità e solamente traspariva un certo sconforto per la difficoltà a farsi comprendere, causato dai suoi problemi con la voce ma da parte sua non un lamento, nonostante la sofferenza che ha sopportato. Benchè sia stato sempre esile, durante la malattia che lo portò alla morte, Enrico appariva ulteriormente dimagrito e fisicamente consumato. Questo aspetto a indotto suo nipote Vincenzo che lo prese in braccio per metterlo a letto, a citare il Salmo 21: ".. hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa ..".
Molti ricordano Enrico per il suo impegno di organista durante la liturgia, servizio al quale si dedicava con passione e perseveranza. La passione per la sua musica e per i testi classici rigeneravano Enrico ogni volta; il suo volto si illuminava quando il pezzo all'organo lo convinceva e quando riceveva apprezzamenti! Un animo di artista, dunque, quando ricordava gli anni di conservatorio e quando, ancora in forza, allietava le sue ore ai tasti del pianoforte, e sopra le note vi pregava intensamente.
E poi l’amore per lo sport, il calcio in particolare, come giocatore e come allenatore di molti ragazzi per molti anni.
Arguto, critico, stava attento agli eventi e soprattutto coltivava la convinzione di un laicato robusto e schietto, più nei sentimenti ormai che nei fatti. Il suo pensiero, che si esprimeva dapprima in tono sommesso, nella foga del dire diveniva appassionatamente lucido e intransigente, senza fare sconti per nessuno. Enrico sapeva che il suo carattere lo metteva in difficoltà, ma non da meno si sentiva di offrire, per i fratelli, anche questa incomprensione.