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Domenico Saracino

Saracino

Bitonto 4 giugno 1926 - 1961 - Bitonto 15 ottobre 2009

Laureatosi nel 1949 presso l'università di Bari in filosofia, storia e pedagogia, si dedica all’insegnamento al quale è rimasto fedele per tutta la vita. Ha insegnato storia e filosofia al liceo, prima a San Marco in Lamis, in seguito a Trani ed infine a Bitonto dove ha mantenuto l’incarico sino al 1995, anno nel quale è andato in pensione.
Dal 1943, su invito di Ottavio Leccese, conosce il Servo di Dio prof. Giovanni Modugno, bitontino anche lui, educatore e figura di spicco del laicato cattolico noto a livello nazionale come pedagogo. Proprio nel 1943, subito dopo l’8 settembre, il prof. Modugno aveva dato vita ad una scuola di formazione politica per i giovani. Da qui inizia una frequentazione che durerà fino alla morte del professore avvenuta nel 1957. Questa amicizia è stata certamente importante per la crescita della coscienza cristiana di Domenico e probabilmente non è un caso se proprio nel 1956, introdotto da Ottavio Leccese, entra in politica presentandosi alle elezioni provinciali. Viene subito eletto alla provincia; successivamente nel 1962 diviene sindaco di Bitonto. Svolge tutto il mandato e nel 1966 risultando il più votato è nuovamente eletto sindaco dal consiglio comunale, ma lui rifiuta e rimane come consigliere comunale per altri due mandati. In seguito, pur non ricoprendo incarichi pubblici resta sempre in contatto con la politica, in particolare con quella della sua città, e soprattutto c’è sempre in lui la passione forte per la cosa pubblica. Il suo mandato di sindaco si è svolto in una città in pieno sviluppo ma percorsa e travagliata da tensioni e grandi problemi. Dopo l’esperienza di impegno diretto in politica, nel 1973 entra nel consiglio di amministrazione della casa di riposo Giovanni XXIII della città di Bitonto, una struttura che aveva appena ricevuto significativi finanziamenti e quindi era in pieno sviluppo. Della casa di riposo è stato anche Presidente per 15 anni e nel consiglio di amministrazione fino alla morte.
Domenico ha conosciuto l’Istituto attraverso Ottavio Leccese. Ottavio, più anziano di alcuni anni, aveva frequentato l’Università Cattolica a Milano. Qui Mons. Sergio Pignedoli e Mons. Francesco Olgiati lo avevano indirizzato al Prof. Lazzati; era iniziata una conoscenza che solo dopo diversi anni lo porterà all’Istituto. Domenico invece conobbe Lazzati nei primi anni ’50 a Bari: in seguito nel 1957 entra in aspirantato e nel 1961 emette i primi voti.
Domenico anche se era in pensione da diversi anni è rimasto in piena attività fino a due anni fa. Da pensionato, con ritmi più pacati, aveva mantenuto diversi incarichi, era membro attivo dell’associazione che ha seguito la causa di canonizzazione e la diffusione della conoscenza della figura del prof. Modugno, faceva parte del consiglio pastorale parrocchiale, vicariale e diocesano, era membro di diverse consulte del comune di Bitonto e, se lo si cercava la sera, prima di una certa ora non era a casa perché spesso stava in parrocchia per la catechesi degli adulti oppure perché rimaneva a pregare davanti all’Eucaristia. Fedele alla sua vita è rimasto perfettamente lucido fino all’ul-timo anche se ultimamente le condizioni di salute lo avevano progressivamente bloccato in casa e non gli permettevano più di essere presente nel mondo come avrebbe voluto.
In questo momento di lui ho il ricordo di un uomo che in pubblico era abituato certamente ad essere un riferimento e a dare battaglia quando necessario, ma nel dialogo personale emergeva una dimensione di grande docilità e sensibilità. Era docile al Signore e trasferiva questo nel rapporto con l’interlocutore che aveva davanti. Questa sensibilità gli veniva dal rapporto con il Signore vissuto intensamente attraverso la preghiera alla quale è sempre stato molto fedele.
Ai funerali svoltisi nella cattedrale di Bitonto alla presenza dell’Arcivescovo, di molti sacerdoti, del sindaco e di tanta gente semplice, c’è stata una grande partecipazione; forse per tutti vale una testimonianza raccolta in internet il giorno successivo: “Il prof. Saracino non è stato il mio professore al liceo, io frequentavo la sezione A. Credo che la mia generazione debba a lui non solo la sua formazione scolastica ma il fatto che siamo ancora "uomini". Non dimentico le sue lezioni, non ho mai dimenticato una sua riflessione sulla guerra nel Vietnam per esempio. Dobbiamo al prof. Leccese, al prof. Morea, al prof. Sicolo, al prof. Lugarà chi siamo. A lui mi inchino deferente”.