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Felice Solaro

Solaro

Desio (MB) 8 febbraio 1910 – 1944 - Desio (MB) 4 gennaio 1957

Frequenta le scuole tecniche, a sedici anni, viene assunto come fattorino al Banco di Desio divenendone procuratore, dopo aver ricoperto vari incarichi. Non fu uomo che fece grandi cose, ma tutta la sua grandezza consistette nel fare bene tutte le piccole cose.
Alcune sue caratteristiche fondamentali furono: un atteggiamento umile e dimesso, un sorriso permanente, un impegno oculato per il lavoro, la mancanza assoluta di ostinazione nelle discussioni, una partecipazione sempre entusiasta ad ogni incontro. Inoltre si rese disponibile per servire l'Istituto nelle sue necessità materiali, per esempio occupandosi dell'eremo di San Salvatore, le sue ferie furono quasi sempre consumate così.
Era un ottimo organizzatore del suo tempo, pregava molto, la sua affabilità denotava un'anima veramente di Dio. Aveva una grande devozione per il Sacro Cuore ed era innamorato della Madonna, parlava sempre di Lei: i suoi scritti abbondano di suggerimenti per questa devozione.
Molto si potrebbe raccontare riguardo la sua carità e l'attenzione verso i poveri, a volte manifestava rincrescimento quando non gli era possibile compiere tutto il necessario per i bisognosi.
Viene eletto consigliere comunale a Desio, inoltre è attivista dell’Azione Cattolica in parrocchia e in diocesi.
Era un vero piacere stare con lui per la serenità, giovialità e dolcezza del suo carattere. Aveva facilità nello scrivere ed una memoria formidabile; dopo il ritiro, sapeva ripetere, punto per punto, gli argomenti ascoltati; li sviluppava con precisione e chiarezza, rendendoli comprensibili.
Funzionario del Banco di Desio era stimato e consultato dalla clientela e soprattutto dalla Direzione che al funerale fece elogio del suo incisivo operato. Seppe impegnarsi al raggiungimento di una perfezione tecnica e capacità professionale che lo facevano prezioso al suo posto di lavoro, non solo come esecutore ma come consigliere nella condotta degli affari bancari con onestà e rettitudine. In verità, nel suo stile alieno da ogni esibizione e dal chiasso, egli aveva realizzato in misura che appare mirabile per la testimonianza di chi lo poteva giudicare in tale campo, quelle attività proprie della secolarità compiute con religioso impegno le azioni della propria professione e attraverso di esse brilla la luce di una virtù che commuove e conquista. Egli con i fatti diede a vedere quanto aveva capito e fatto propria la caratteristica della nostra vocazione sì da avere impressionato coloro che gli erano accanto nel quotidiano lavoro e senza pesare su alcuno ma, con la suasiva dolcezza che accompagnava la sua abituale modestia di atteggiamento.
Viene ucciso da una raffica di mitra la mattina del 4 gennaio 1957 (il primo venerdì del mese) durante una rapina alla filiale del Banco di Palazzolo Milanese. Quel giorno, Felice si trovava lì a sostituire il collega dirigente di quella filiale.
Un pensiero scritto da Felice manifesta bene la sua grande fede: “Come è grande la vita cristiana se viene proprio condotta in modo da essere proprio un continuo rapporto con Lui. Lui che mi parla, io che L'ascolto. Si riceve Dio, accogliendo la Sua parola, facendo la Sua volontà. La creazione è semplice condizione di questa vita soprannaturale.
Dio ci parla a mezzo delle creature; bellissimi salmi ce lo dimostrano; i Santi sapevano ascoltare la voce della natura”.