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Luigi Strada

Luigi Strada

Bresso (MI) 22 settembre 1915 – 1952 - Bollate (MI) 18 ottobre 1989

La vita di Luigi si può condensare in una affermazione, mai come in questa occasione sincera: è stata una vita spesa fino all’ultimo a servizio della comunità di Bresso. Servizio inteso come capacità di mettersi con semplicità e disponibilità vicino a chi è nel bisogno, a chi soffre, a chi è solo, a chi è emarginato. Servizio che lo ha portato ad essere promotore e costruttore di tante iniziative di carattere sociale che nel tempo hanno contribuito all’ordinato e civile sviluppo della sua città; il suo agire aveva radici profonde nel suo credo religioso, per questo lo ha visto sempre aperto al confronto, al dialogo, alla condivisione, tanto da farlo considerare per unanime giudizio "uomo al di sopra delle parti".
A Bresso tutti lo chiamavano "il Cavaliere" un titolo conquistato sul campo, cioè nella sua città dove ha vissuto tutta la sua vita in un crescendo di stile in vera autenticità cristiana, coraggiosa in ogni iniziativa, sua caratteristica degna dell’onorificenza attribuita e degna dell’aggettivo di cui è stata fregiata; questo titolo viene conferito per onorificenze o meriti vari guadagnati in attività pubbliche o sociali.
L’impegno giovanile, interrotto dalla sua partecipazione alla seconda Guerra mondiale durante la quale aveva perso un occhio, si è estrinsecato nella fiera opposizione alla dittatura, rischiando spesso rappresaglie, sempre a fianco dei deboli e degli indifesi. In quegli anni bui e tormentati Luigi ha rappresentato un punto di riferimento ed un baluardo per i giovani in guerra e per le loro famiglie in difficoltà.
La Resistenza lo ha visto impegnato in modo coraggioso ed intelligente. Alla sua opera di mediazione e di riappacificazione degli animi si deve in gran parte il passaggio senza rappresaglie dalla dittatura alla democrazia in Bresso. Di questo risultato, conseguito con infinita pazienza, Luigi parlava spesso agli altri per far comprendere come, se si vuole fermamente, si riescono a vincere difficoltà che sembrano insormontabili.
Subito dopo il 1945 si impegna concretamente nell’amministrazione di Bresso, ricoprirà l’incarico di assessore all’assistenza negli anni difficili del dopoguerra, anni travagliati dall’immigrazione, anni della crescita a dismisura della sua città.
Fedele ai suoi principi, Luigi ha interpretato il ruolo di assessore all’Assistenza non come dispensario di fondi o di favori, ma come amico pronto a condividere la condizione di bisogno del povero, dell’immigrato, della persona sola o emarginata. Un amico sempre pronto a dare del suo, in silenzio, fedele al detto "non sappia la destra ciò che fa la sinistra". Ha anticipato di gran lunga la trasformazione del concetto di assistenza in sicurezza sociale, promuovendo in ogni forma e con ogni mezzo la dignità della persona umana. Tutte le iniziative di carattere sociale o civile in Bresso (cooperative di case e di consumo, Ente morale Pio Xl, ACLI, società sportive, associazioni varie) fino all’ultima eredità, il progetto di esecuzione della casa degli anziani, lo hanno avuto come ideatore, animatore, costruttore e spesso silenzioso finanziatore.
Anche nei momenti più problematici per queste iniziative, l’apporto di idee e soprattutto il suo conforto è stato determinante. Quante volte alla domanda angosciata "come faremo ad andare avanti"? la sua risposta che poteva sembrare semplicistica "c’è la Provvidenza", è arrivata a ridare coraggio, a risollevare gli animi e a far andare avanti. Schietto, schivo nel carattere, qualche volta rude, ha avuto il dono di saper dire la parola giusta al momento giusto a chi ne aveva bisogno.
Con delicato senso di reverenza e di fraternità "i suoi" giovani hanno voluto che la sua salma fosse portata nella sede delle ACLI dove l’hanno vegliata di continuo un giorno e una notte, segno di alto significato e di affetto.
L’eredità che lascia alla sua città è un esempio luminoso di una vita spesa interamente per gli altri. In particolare alle persone impegnate nella amministrazione della cosa pubblica, Luigi lascia la dimostrazione viva e concreta di come deve essere un pubblico amministratore, un consigliere, un assessore: una persona che interpreta il proprio mandato con la capacità di mettersi al servizio dei cittadini, senza condizionamenti di sorta per concorrere veramente alla promozione sociale e civile dell’intera comunità, secondo il suo motto: "meno parole, più fatti".