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Luigi Vaghi

Luigi Vaghi

Bollate (MI) 29 novembre 1926 - 1958 - Milano 31 agosto 2015

Studia in una scuola professionale e già all'età di 14 anni inizia a lavorare come apprendista commesso nel negozio di pellicce di uno zio a Milano. Aveva poco più di 20 anni quando lo zio, cagionevole di salute, gli proponeva di assumere in gestione l’attività del negozio, con grande sorpresa di Luigi, intimorito della responsabilità, ma lo zio lo rassicurò, conoscendo la sua acquisita competenza in materia. Anche in ordine al problema finanziario lo tranquillizzò dicendo: "Tu potrai acquistare il negozio, versando periodicamente sul mio conto corrente una parte del guadagno del negozio". Le cose sono andate molto bene e dopo circa quindici anni, vendette il negozio e aprì un magazzino di pellicce per fornire la materia prima agli artigiani specializzati nella confezione di pellicce.
Luigi adottava con i clienti un rapporto sempre improntato a correttezza e comprensione, soprattutto quando qualcuno si trovava in difficoltà economiche, per esempio si verificò che a causa della campagna degli animalisti contro l’uso delle pellicce, alcuni artigiani non erano in grado di saldare i conti degli acquisti fatti perché alcune signore, dopo aver ordinate le pellicce su misura, rinunciavano all’acquisto stesso. Fece loro credito, si trattava di una cifra considerevole, nonostante fosse consapevole che non avrebbe mai recuperato quel denaro.
La sua generosità si manifestava anche in altre modalità: istituzioni benefiche (religiose e laiche) cooperative sociali, famiglie e persone singole in difficoltà economiche, alle quali Luigi donava gratuitamente il necessario per risolvere i loro problemi.
Luigi era felice di poter aiutare le persone, perchè era il suo modo per ringraziare il Signore dal quale aveva avuto molto, lo si comprendeva dal suo essere proteso al tabernacolo, gioioso di guardare a Gesù.
Quando morì la sorella minore, Luigi perse la parola, ma non il suo sorriso e la stretta di mano forte e prolungata, fatto significativo più di tante parole. Pochi mesi dopo i familiari lo portarono in una casa di riposo, forse in quei giorni Luigi soffrì in silenzio per essere stato portato lontano da casa, anche se la motivazione era quella di curarlo meglio. Probabilmente gli sarà tornato alla mente l’insegnamento del suo maestro Giuseppe Lazzati, il quale, quando parlava della nostra povertà, diceva: "Alle volte siamo chiamati a esperimentare il morso della povertà".