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Umberto Villa

Umberto Villa

Trezzo sull'Adda (MI) 10 settembre 1912 - 1954 - Milano 16 ottobre 1962

La sua formazione cristiana è avvenuta nell’Azione Cattolica guidata da Monsignor Olgiati, don Ettore Pozzoni, Lazzati, una associazione che poteva sembrare dura ed esigente, dal motto “Preghiera, Azione, Sacrificio”, del distintivo con la figura della Croce, della regola degli Aspiranti che al primo punto suonava così: “l’Aspirante è primo in tutto per l’onore di Cristo Re”; convinto com’era che, «Se il Signore non edifica la casa, invano si affaticano intorno ad essa i fabbricanti... ».
Umberto è stato Sindaco di Trezzo sull’Adda dal 1951 fino alla sua morte, il suo impegno ha avuto forti motivazioni interiori, era un impegno a monte volto a scoprire i bisogni e dare una risposta istituzionale ai problemi, tenendo sempre separata la sfera civile da quella religiosa.
L’Amministrazione da lui presieduta ha lasciato impronte significative, ne ricordiamo alcune: il Poliambulatorio INAM, struttura allora di avanguardia nel campo della medicina di base, convincendo il Prevosto don Giuseppe Lazzari a cedere il terreno di proprietà parrocchiale; il Servizio di medicina scolastica, modello successivamente adottato anche dai Comitati Sanitari di Zona, poi confluiti nelle U.S.S.L.; la fondazione della locale Sezione A.V.l.S.; l’impegno per la realizzazione del Centro Diurno S. Benedetto, che doveva poi essere preso a modello anche dalla Regione Lombardia.
Va sottolineato poi l’impegno per dotare il Comune della rete per la distribuzione del gas metano. In quel periodo si faceva ancora largo uso di legna e carbone e lui, commerciante di questi prodotti ne avrebbe avuto svantaggio economico, questo però non ha costituito remora alla sua volontà di dar corso alla metanizzazione. Inoltre, quando notava, con l’avvicinarsi dell’inverno, che alcuni suoi clienti in ristrettezze economiche, non avevano ancora provveduto a rifornirsi di legna o carbone, provvedeva a loro insaputa alla consegna del combustibile, rimandando il conto a tempi lunghi e qualche volta, forse, non pretendendolo affatto.
Viveva in spirito di povertà e benché col suo lavoro si fosse procurata una buona posizione economica, veramente modesto era l’ambiente di casa e il suo tenore di vita.
Pur in mezzo al turbini dei suoi impegni, affari pubblici e affari privati, coltivava e godeva di una mirabile e traboccante vita interiore. E lo si vedeva con tanta ammirazione ogni mattina, persuaso del “senza di Me non potete far nulla” del divino Redentore, passare la sua ora in Chiesa e ritemprare nella grazia il suo spirito con la preghiera e i santi Sacramenti. Come non ricordare le lunghe ore di adorazione durante le SS. Quarantore, quando la Chiesa diventava la sua casa, si tentava persino di ironizzare nel saperlo assorto, astratto, estatico, mentre gustava la dolcezza di montar la guardia di onore al Maestro Divino.